sabato 30 novembre 2019

La Nigerina, Come decolonizzare l’inno nazionale

Bandiera Niger


Per ora non si parla della bandiera. Il tricolore, determinato dalla Costituzione del Niger, rimane quello dell’indipendenza. Si tratta di tre bande orizzontali, rettangolari, di uguali dimensioni che dall’alto in basso prevedono l’arancione, il bianco e il verde. La striscia bianca mediana accoglie nel suo seno un disco di colore arancione.
Il motto, per ora non messo in discussione, rimane quello fissato dalla Carta Costituzionale e si articola col consueto trittico post rivoluzione francese. La fraternità dimenticata, il lavoro confiscato e il progresso che la sabbia fa di tutto per sconcertare. 

Ci sono le feste fisse e quelle mobili che variano a seconda della luna trattandosi di argomenti religiosi. Nel migliore dei casi, queste ultime, sono annunciate da comunicati o, in modo più attuale, tramite messaggi sui telefonini, che contemplano pure le ore da consacrare alle preghiere rituali, per ora fuori Costituzione. Dall’indipendenza, riconosciuta nel 1960 come buona parte dei Paesi africani, tutti questi elementi non hanno subito variazioni ragguardevoli. 

La bandiera sventola negli edifici pubblici e nelle scuole. Alunni e studenti hanno l’obbligo morale di salutarla il mattino e assistere alla sua messa in custodia quando scende la sera. L’arancione e il bianco rappresentano i tipi di deserto che arredano il Paese e il verde ricorda le fertili zone lungo il fiume Niger o nelle oasi. Quanto al disco arancione nel mezzo del bianco rappresenta con tutta evidenza il sole che, assieme alla sabbia, danno continuità alla storia del Paese. 


L’inno invece sì. 

Scritto da un musicista francese l’anno seguente a quello dell’indipendenza, sarà cambiato per renderlo più in armonia con lo spirito della decolonizzazione. Maurice Thiriet, compositore di musica classica e di film et autore del testo,  è scomparso nel 1972. Non ha avuto l’onore di conoscere l’attuale compagine governativa composta da 41 ministri più i consiglieri e gli addetti alle missioni speciali. Non poteva sapere che sarebbe arrivata la spinta del Rinascimento Culturale Nigerino. 
Al nuovo aeroporto internazionale coi nuovi raccordi stradali fanno eco i nuovi alberghi a cinque stelle della capitale e un prossimo centro culturale dedicato al Mahatma Gandhi. I nuovi cavalcavia e università, assieme al terzo ponte sul fiume Niger, gli acquisti di nuovi armamenti e la ratificazione prossima di un accordo di difesa con la Turchia, non potevano evitare il progetto di modificare il testo dell’inno nazionale. Esso appare inadeguato e persino fuorviante nel contesto della lotta senza quartiere contro i gruppi armati terroristi che creano sconcerto e desolazione nel Paese e la regione. 

"Ci sono passaggi nell’inno che sono oggetto di critiche unanime. E’ necessario un inno che possa galvanizzare la popolazione, che si trasformi in una sorta di grido di guerra capace di toccare le nostre fibre patriottiche"
Così spiegava il ministro nigerino del Rinascimento culturale, Assoumana Malam Issa, nella televisione di Stato. 

Visto come vanno le cose in questo ambito, sembra difficile dargli torto. Per ora in agosto, in occasione della festa per l’anniversario dell’indipendenza, si piantano alberi invece di organizzare sfilate militari. Non è detto che questa scelta duri ancora nel prossimo futuro. Cambiare il testo dell’inno dovrebbe implicare un ritorno coerente con la dichiarazione di indipendenza. Il contrario invece accade. Mai come adesso il Paese si trova ostaggio di aiuti umanitari, eserciti stranieri, accordi di iniquo scambio, interessate presenze occidentali, asiatiche, americane del nord e del sud e, colmo della disdetta, la squadra nazionale di calcio che ha perso in casa 6 a 2 contro il Madagascar. 
Certo non si tratta di "essere fieri" e, come recita il testo attuale dell’inno, quando la libertà si è conquistata con lotte e non è stato un affare di riconoscenza al colono. Tutto vero a condizione che, come afferma l’articolo 12 della Costituzione della Settima Repubblica, "ognuno ha diritto alla vita, all’integrità fisica e morale, a una alimentazione sana e sufficiente, all’acqua potabile, all’educazione e all’istruzione nelle condizioni definite dalla legge". Cambiare le parole, come proporrà la commissione nominata per questo scopo, senza cambiare la ‘musica’ nella politica del Paese, non sarà nulla di più che un’arma di distrazione di massa.  



Mauro Armanino
Niamey, Novembre 2019

sabato 16 novembre 2019

Antisemitismo e bombardamenti...Notizie estreme

Gaza sotto il fuoco dei razzi, Palestina


Notizie estreme. 
Di estremo interesse. 

Da una parte i preparativi di un folto gruppetto di estrema destra, fanatici nostalgici di Benito, ma soprattutto feroci nemici dell’ebraismo, che volevano far saltare la sinagoga di Sant’Elsa accanto a Siena. 
Un fatto che dovrebbe, ma non potrà, tappare la bocca agli “ottimisti” che continuano a predicare che l’antisemitismo non sia diventato una vera emergenza in Italia. un’emergenza alla quale giornali e politici, a mio avviso, danno spazi assolutamente irrilevanti. 

Dall’altra i razzi di Israele che hanno colpito un palazzo di Gaza uccidendo 10 persone, compresi bambini, per uccidere un jihadista davvero pericoloso come Abu Al Ata.
“era una bomba a mano” ha detto il solito Nethanyau. Si ma i bambini che abitavano lo stesso condominio, le donne, i vecchi loro vicini che peccato mortale avevano compiuto per meritarsi una morte tanto atroce?
È la solita strategia degli israeliani guerrafondai (perché Israele é piena di amici straordinari, di intellettuali, di persone che difendono giustamente la pace) che sostengono che per liberarsi di un terrorista è lecito sacrificare civili innocenti strappandogli la vita. 

Risultato: 200 razzi dei palestinesi sui poveri e innocenti civili israeliani.




Stella Pende

sabato 9 novembre 2019

Liliana Segre sotto scorta. Io mi vergogno



Io mi vergogno di essere italiana. 
So che Liliana Segre, donna comunque nobile e moderata, invita chi ha già pronunciato tali parole a non umiliare mai le nostre radici e la terra d’Italia. Onore a lei. 

Ma io non ce la posso fare. 

Mi sento umiliata proprio come cittadina italiana dalla barbarie bruta, dalla ferocia, dalla stupidità che corre in quelle minacce in rete contro di lei, contro il suo essere ebrea, contro il dolore e la solitudine che questa donna speciale ha sopportato senza mai cadere nella voglia di pietà, né di vendetta. 
Mi sento violentata dalla realtà che una signora, si una signora di 86 anni, sia oggi costretta a vivere i suoi giorni accompagnata da una scorta che la protegga contro una dannazione dalla quale questo paese non riesce a pulirsi, a separarsi: l’odio razziale. 
Un "alien" che schizza fuori dai cori di giovani folli, che lascia la sua impronta sui muri di piazze e vie. 

Un alien che cova perfino nelle vene della nostra politica.


Stella Pende

lunedì 28 ottobre 2019

Nel Sahel la chiamavano Trinità

primissimo piano di Padre Armando Armanino


Ascoltate un missionario che di immigrazione se ne intende. 
Padre Armanino vive in Niger da decine di anni e ci dice:
                                                
Questa formula è applicabile al Sahel ma non solo. La trinità in questione si è dapprima insinuata nei discorsi, poi nei rapporti ufficiali delle Agenzie Importanti del settore e infine in progetti finanziati nella messa in pratica del discorso. La lotta contro il terrorismo, il crimine organizzato e la migrazione irregolare formano, con malcelata strumentalizzazione, un trittico nel processo di falsificazione della realtà in atto da almeno un decennio. Terrorismo, crimine e migrazione irregolare costituiscono un'unica minaccia capace, a dire degli specialisti, di giustificare le misure di controllo adeguate e proporzionali al pericolo. Ed è così che si è andato costruendo un sofisticato sistema di dissuasione per migranti e rifugiati che, secondo quanto è loro rimproverato, osano cercare un futuro diverso altrove. Assimilati come sono dalle Grande Agenzie Internazionali a meri terroristi e criminali si trovano derubati in viaggio, respinti, detenuti e infine inviati nei campi di ‘rieducazione’. 
Questi centri sono chiamati, con un certo eufemismo, di libero rimpatrio dall’ineffabile e inesorabile OIM, l’Organizzazione per le Migrazioni Internazionali (Interrotte) che li crea e gestisce. Il discorso in questione è non solo diventato di patrimonio pubblico ma è presentato come un’ovvietà che solo ingenui militanti di frontiere mobili possono ancora sostenere. La prova è che tutti i finanziamenti dei progetti dell’Unione Europea nel Sahel implicano questa lettura da pensiero unico dominante. Ogni tentativo di presentare ai ‘benefattori’ un progetto a carattere umanitario che non implichi questa inscindibile trinità non solo sarà visto con sospetto ma non avrà la seppur minima possibilità di essere finanziato. 
Assieme alla trinità arrivano le sigle, incomprensibili ai più, che aiutano a realizzare quanto i locali non posso da soli realizzare. Quelli che si definiscono aiuti e operazioni di partenariato non sono in realtà che operazioni mirate di graduale ricolonizzazione di territori che un tempo si volevano indipendenti. Da FRONTEX, che significa le frontiere esteriori dell’Europa, ormai ben fissate, per quanto ci concerne, nei dintorni di Agadez, si passa co disinvoltura a EUCAP. Quest’ultima invenzione, che riprende un’impronunciabile frase in inglese, non significa altro che una missione di sviluppo delle capacità in Niger, gestita dal servizio di azione esterna dell’Unione Europea. Per entrambe le Agenzie in questione i fondi messi a loro disposizione sono aumentati e con loro anche l’operatività. Una di queste, che mira a sostenere il Niger nella lotta contro il terrorismo, il crimine organizzato e (naturalmente) la migrazione irregolare, si chiama nientemeno che CMCF.
La fantasia che non è più al potere per raccontare un mondo nuovo è stata invece confiscata dalle sigle delle Grandi Agenzie Internazionali che in questo modo creano una realtà parallela a quella reale.  La Compagnia Mobile di Controllo delle Frontiere (CMCF) che, come l’enunciato suddetto indica con chiarezza, si propone come strumento al servizio della mobilità selettiva (soldi, armi e interessi circolano mentre i poveri sono sedentarizzati). Il finanziamento arriva dalla Repubblica Federale di Germania e il Regno dell’Olanda. Questa è una delle 16 missioni che rilevano della Politica di Sicurezza e di Difesa Comune (PSDC) che, senza alcun dubbio, contribuisce alla pace, alla stabilità e soprattutto alla sicurezza internazionale. Questo e altri miracoli scaturiscono dall’applicazione del dogma trinitario di cui sopra.  
Une delle telefonie mobili del paese ha ben capito l’antifona e, tramite un messaggio gratuito invita a…ricevere le informazioni sulla salute, l’oroscopo, l’attualità, lo sport, le astuzie, la religione e le farmacie di guardia…basta digitare il 512 nella compagnia MOOV. Ad ognuno le proprie sicurezze.

Mauro Armanino
Niamey, Ottobre 2019 



mercoledì 23 ottobre 2019

In Amazzonia preti sposati

Papa Francesco in Amazzonia
Crediti immagine di Il Fatto Quotidiano
 

A proposito del sinodo sull’Amazzonia aperto da Francesco Domenica 6 ottobre (negli ultimi 18 mesi di lavori  80.000 cittadini amazzonici sono stati consultati tra esperti, indigeni e professori) pochi si sono accorti di un dettaglio che rischia di cambiare nelle vene  più profonde il “corpo” della nostra santa romana chiesa. 

Tra le sottane rosse dei vescovi convocati per il sinodo corre infatti un venticello di voci e di rumori... il Papa potrebbe accettare, finalmente, di ordinare in Amazzonia persone già maritate affinché gli indigeni più toccati dalla tragedia della loro terra violentata da fuochi e altri veleni, possano più facilmente assistere alla messa e ricevere la comunione. 
Il vuoto di sacerdoti sta lasciando i cristani di Amazzonia soli, poveri e senza alcuna consolazione religiosa. Ma non basta! Poiché sono le donne coloro che nelle comunità cristiane indigene si danno più da fare per assistere, curare e lavorare (guarda caso) non è escluso, anzi è molto possibile, che saranno anche loro ad avere un ruolo fondamentale e di leadership nei progetti di vescovi e dei loro consulenti.  

Insomma dovevano arrivare i poveri indigeni dell’Amazzonia, doveva incendiarsi la giungla pluviale più grande del mondo, affinché il Papa Bergoglio e i suoi prelati capissero che è arrivato il tempo, nella foresta, ma pure in Italia, dove anche i preti con famiglia fossero i benvenuti. 

Non è affatto raro che nelle nostre città, nei paesi del sud, ma anche nell’alta Italia, sparuti gruppetti di religiosi, immacolati e superstiti, corrano la domenica affannati da una chiesetta all’altra per non lasciare orfani di liturgie, quei pochi e sinceri devoti che gli restano. 

Una decisione, se ci sarà, che non sarà priva di proteste e di polemiche.


Stella Pende

martedì 8 ottobre 2019

Lesbo: un inferno dimenticato

padre immigrato con il suo bambino dopo incendio del campo di Lesbo


Le tensioni tra i membri vip del governo (chi più ne ha più ne metta) hanno leggermente fiaccato le polemiche sull’immigrazione. 

Gli sbarchi continuano in Sicilia e nei porti italiani. 
Ma lo sguardo dei nostri politici non va oltre i lembi della nostra penisola. C’è infatti un fazzoletto di terra greca sul quale l’attenzione di noi italiani, in quanto tali, si accende molto raramente: l’isola di Lesbo. 

Qui nel campo profughi più grande d’Europa dopo l’incendio cattivo scoppiato una settimana fa, centinaia di famiglie si sono trovate senza cibo, senza assistenza, senza uno straccio di tenda, qui centinaia di figli si ammalano per la denutrizione, per le infezioni, per l’acqua lorda che sono costretti a bere….tutto questo nel silenzio del mondo. possiamo star zitti anche noi???



Stella Pende

giovedì 3 ottobre 2019

Sono per l'eutanasia e per la vita

eutanasia, infermiera taglia la flebo di un paziente


Come è bello e coraggioso l’articolo di Antonio Scurati sul Corriere della Sera! 
Vi invito a leggerlo e a rileggerlo.  

Vi regalo i pezzi più importanti. almeno per me. 
"Io sono per l’eutanasia perché sono per la vita”
 scrive colui che considero uno dei grandi scrittori di questo tempo.
 "Chiunque si opponga alla facoltà dell’individuo di decidere della propria vita, lo fa in nome di un principio cui quella vita viene subordinata, togliendole libertà, sovranità e libertà...
le corsie degli ospedali, lontane dai riflettori, straripano di casi in cui il moribondo è ostinatamente sottoposto a indicibili sofferenze  che devono inutilmente  prolungare ila loro sofferenza... quante volte disperati, estenuati, schiantati ci siamo augurati segretamente la morte di un padre, di un amico, di un fratello terminale e poi ne abbiamo portato il rimorso per tutta la vita!"



Stella Pende