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venerdì 12 giugno 2020

Topple the racists.. una persecuzione che cancella la memoria

Voglio ripubblicare la lettera scritta tempo fa a Virginia Raggi, sindaca di Roma, quando il nome di mio nonno è stato cancellato anche dalla Piazza del Policlinico, luogo al quale, l’ho già scritto, ha dedicato la propria vita. 
Non sto a ripetere l’ingiustizia e la persecuzione che Pende continua a soffrire anche da morto. Voglio solo ricordarvi che oggi, Venerdì 12 Giugno, alle 17:00 su Radio 1 nel programma di Giovanni Minoli Il Mix delle Cinque si parlerà ancora del caso Pende raccontando che, anche la sua terra, e per l’esattezza il comune di Bari, ha deciso di cancellare il suo nome dalla targa della via a lui dedicata. 

Che dire? Che, come avrete letto, questo è il tempo giusto per disertare sulla distruzione di memorie, di uomini e donne che hanno lasciato tatuaggi veri nella storia, sospetti, giustamente o ingiustamente, di razzismo diretto o sfiorato. 
Il là lo ha dato il movimento Topple the racists declina una mappa con 60 statue in vetrina in molte città inglesi di cui si chiede l'abbattimento. 
Non ultimo arriva oggi qualcuno che propone di abbattere pure la statua di Indro Montanelli nel giardino a lui dedicato a Milano... ai posteri..

domenica 22 marzo 2020

Sparare sulle ONG ai tempi del Coronavirus... VERGOGNA!

Operatori Medici Senza Frontiere all'ospedale di Codogno per emergenza Coronavirus


Poiché, tanto per cambiare, ha cominciato a girare in rete il solito ritornello sulle ONG "Dove cazzo stanno quei bastardi di Medici Senza Frontiere che ci hanno impestato con gli immigrati etc…" vorrei rispondere a chi potrebbe ancora credere (e purtroppo tali individui esistono anche tra teste alquanto pensanti) a queste fandonie criminali. 

DUNQUE,
Medici Senza Frontiere, come Emergency, Cesvi e tante altre organizzazioni sono già in super azione sul territorio italiano. Gli operartori di MSF lavorano e hanno lavorato fianco a fianco di medici e infermieri a Codogno e a Lodi (per favore guardate il loro sito) ed Emergency sta lavorando a Milano aiutando i vari ospedali. 

Non solo.

Un esempio per tutti? Sandra Napoleoni, medico anestesista, soldato di Emergency, ONG  per la quale ha lavorato combattendo Ebola e colera dovunque in Africa, è stata richiamata oggi dall’ospedale Brotzu di Cagliari per coordinare reparti e medici. 

Che vergogna sfruttare ancora una volta politicamente questa tragedia italiana per tirar la volata ai nemici dell’accoglienza e dell’immigrazione! 

CHE VERGOGNA!

sabato 16 novembre 2019

Antisemitismo e bombardamenti...Notizie estreme

Gaza sotto il fuoco dei razzi, Palestina


Notizie estreme. 
Di estremo interesse. 

Da una parte i preparativi di un folto gruppetto di estrema destra, fanatici nostalgici di Benito, ma soprattutto feroci nemici dell’ebraismo, che volevano far saltare la sinagoga di Sant’Elsa accanto a Siena. 
Un fatto che dovrebbe, ma non potrà, tappare la bocca agli “ottimisti” che continuano a predicare che l’antisemitismo non sia diventato una vera emergenza in Italia. un’emergenza alla quale giornali e politici, a mio avviso, danno spazi assolutamente irrilevanti. 

Dall’altra i razzi di Israele che hanno colpito un palazzo di Gaza uccidendo 10 persone, compresi bambini, per uccidere un jihadista davvero pericoloso come Abu Al Ata.
“era una bomba a mano” ha detto il solito Nethanyau. Si ma i bambini che abitavano lo stesso condominio, le donne, i vecchi loro vicini che peccato mortale avevano compiuto per meritarsi una morte tanto atroce?
È la solita strategia degli israeliani guerrafondai (perché Israele é piena di amici straordinari, di intellettuali, di persone che difendono giustamente la pace) che sostengono che per liberarsi di un terrorista è lecito sacrificare civili innocenti strappandogli la vita. 

Risultato: 200 razzi dei palestinesi sui poveri e innocenti civili israeliani.




Stella Pende

sabato 9 novembre 2019

Liliana Segre sotto scorta. Io mi vergogno



Io mi vergogno di essere italiana. 
So che Liliana Segre, donna comunque nobile e moderata, invita chi ha già pronunciato tali parole a non umiliare mai le nostre radici e la terra d’Italia. Onore a lei. 

Ma io non ce la posso fare. 

Mi sento umiliata proprio come cittadina italiana dalla barbarie bruta, dalla ferocia, dalla stupidità che corre in quelle minacce in rete contro di lei, contro il suo essere ebrea, contro il dolore e la solitudine che questa donna speciale ha sopportato senza mai cadere nella voglia di pietà, né di vendetta. 
Mi sento violentata dalla realtà che una signora, si una signora di 86 anni, sia oggi costretta a vivere i suoi giorni accompagnata da una scorta che la protegga contro una dannazione dalla quale questo paese non riesce a pulirsi, a separarsi: l’odio razziale. 
Un "alien" che schizza fuori dai cori di giovani folli, che lascia la sua impronta sui muri di piazze e vie. 

Un alien che cova perfino nelle vene della nostra politica.


Stella Pende

domenica 8 settembre 2019

Calci a un bambino: era immigrato

bambino africano di spalle


Ieri è stato trovato il nome e “la faccia” dell’uomo (può il signore chiamarsi tale?) che ha preso a calci un bambino di tre anni che aveva compiuto il crimine di accostarsi alla carrozzina del loro figlioletto. Il problema dell’Italia è l’immigrazione o la ferocia della stupidità?

Qui la notizia in un articolo di Fanpage.it



Stella Pende

giovedì 24 gennaio 2019

E la vergogna si ripete giorno per giorno

bambini immigrati in Italia visti di spalle



“Stella aiutami a trovare un posto per James e Silvery, quei due ragazzi che conosci e che saranno cacciati a ore dal centro di accoglienza…” 

Questa la prima telefonata della mattina. 
Arrivava dall’amica Simona.
Non cito il suo cognome (l’ultima volta che ho parlato di qualcuno che aiuta gli immigrati ha dovuto difendersi dagli insulti) per proteggerla. Ma nessuno e niente può proteggere la sua e la mia disperazione. 

I due ragazzi di cui parla li ho incontrati per un’intervista di Confessione Reporter. Erano ancora indeboliti e spaventati dopo il viaggio dalle loro Afriche all’Italia. 
Un’odissea durata tredici mesi segnata da torture feroci e da perdite terribili di madri e di fratelli. 
Ma soprattutto c’era nei loro occhi la pena di aver lasciato nelle carceri libiche compagni e sorelle di viaggio che non avevano avuto la fortuna o il coraggio di fuggire agli aguzzini...
qui, arrivati nel centro, il cosiddetto "car", si erano conquistati un pezzo di vita. 
La scuola. Gli interessi. Uno dei due dipingeva gli alberi, i mari e i fiori della sua terra in modo mirabile e commuovente. Il suo sogno era (dico era perché non sarà mai vero) quello di poter studiare in una scuola di disegno... di poter mettere sulla carta tutti i colori e la bellezza suprema delle sue praterie.

Ma la vergogna  comanda... 

Tra poche ore questi due figli, perché figli nostri potrebbero essere, saranno sbattuti in strada senza casa, senza diritti. Senza pace. Nell’indifferenza, nel silenzio e nel freddo di quest’Italia che non riconosco. 
O che forse conosco solo ora. 
L’aggressivià e la ferocia che certa gente dimostra è schizzata fuori come un alien covato da anni...

Oggi questa crudeltà si sente legittimata dai nostri governanti che predicano sempre e solo l’individualismo più becero, la violenza contro la diversità, il rifiuto al bene. 
Mi sento impotente e colpevole. Come giornalista e come cittadina italiana.
E sogno e provo un’immensa e terribile nostalgia insieme per quel tempo in cui l’accoglienza e il cuore erano i segni e i tatuaggi benefici di questa terra. 


Stella Pende

domenica 25 marzo 2018

Ghouta bombardata per stanare i ribelli. I civili siriani muoiono e fuggono

padre siriano porta bambino nella valigia


Era il lontano 19 settembre 2013 quando il feroce e spietato dittatore della Siria Bashar Assad finse di consegnare all’ONU la mappa di tutti i suoi depositi di armi chimiche.

Allora il signor Assad promise, come al solito menzognero, di distruggere qualunque armamento di veleni, in base all’accordo raggiunto tra Stati uniti e Russia.. 
Da quel giorno è partita la grande truffa tragica dell’attore Bashar nei confronti del mondo. 

Assad non ha mai distrutto le sue armi chimiche e la Russia non ha mai finito di potenziare quell’arsenale killer che in questi giorni sta uccidendo, insieme alla bombe, centinaia di civili innocenti (nell’ultimo mese 456 tra donne e uomini e 123 bambini) nel quartiere periferico di Damasco della Ghouta.  

Il signor dittatore ci racconta che si tratta di liberare quella terra dai ribelli terroristi che si nasconderebbero proprio nella Ghouta. Ma per scovare 100 oppositori del regime è legittimo e giusto ammazzare bambini, bombardare ospedali maternali (giorni fa è stato distrutta parte dell’ospedale sostenuto da Medici Senza Frontiere che da sette anni aiutano i siriani a sopravvivere) o uccidere intere famiglie impotenti? 

I siriani della Ghouta scappano. Non si sa dove. Non sappiamo come. 
La fotografia che racconta meglio queste fughe disperate é quella di un padre che trascina una valigia aperta dove il suo bambino, 2 o 3 anni, dorme sfinito. 
È l’immagine del buio del futuro, la verità di una guerra sporca contro la quale l’Europa non ha mai fatto nulla di concreto. La prova di un olocausto mediorientale di cui nessuno ammette la gravità e la vergogna. 

Così quando ascoltiamo le voci e la rabbia di coloro che che ci invitano a rifiutare l’accoglienza e la dignità a quei poveretti che scappano da guerre e fame, pensiamo a questa foto. Portiamola tatuata sul cuore. Non dimentichiamo coloro che soffrono orrende persecuzioni e morti. 

Stella Pende

giovedì 8 febbraio 2018

Africa. L'inferno dei ragazzi gay



L’ultimo è stato James. 
Aveva 15 anni. 
Ma l’hanno torturato, seviziato e poi impiccato a un albero del pane in mezzo a fiori rossi come il suo sangue. 

James era un ragazzino gay, ma ha avuto la sfortuna di nascere in Sudan. E in Sudan per chi si macchia del peccato mortale di omosessualità c’è la pena di morte. 
La storia agghiacciante di questo adolescente, che era il primo della sua classe e che avrebbe voluto fare il medico per aiutare la sua gente, mi è arrivata alle orecchie circa 10 anni fa. Da allora ogni volta che incontravo un paese africano per un altro reportage ho indagato anche sulle reazioni e sulle leggi che quel posto aveva in merito ai gay. 
Le mie scoperte sono state dolorose. 

scontri uganda omofobia gay


Almeno 37 paesi africani avevano, e hanno tuttora, leggi e tradizioni orribili contro l’omosessualità. E in alcuni di queste nazioni (Sudan, Somalia, Nigeria,Niger, etc) questa “dissacrazione del sesso” veniva punita legalmente con la morte. Per impiccagione o per lapidazione. 
Mi sono promessa di non affondare nell’indifferenza questa realtà assassina e ho cominciato a cercare storie e voci che raccontassero le odissee di quei giovani uomini perseguitati. Dal Kenya al Sudafrica, dalla Somalia al Camerun ho incontrato storie surreali che non mi sono mai stancata di ascoltare e quest’anno finalmente, dopo tanto lavoro, le ho messe insieme per il reportage che vedrete nella quarta puntata di Confessione Reporter

Storie diverse ma comunque intense. Drammatiche, ma anche degne di finali felici. Di accettazione e d’amore. 
Uno dei ricordi più forti? Quello di un ragazzo musulmano e gay di 18 anni che è stato rinnegato e cacciato dalla famiglia in Sudafrica e per questo ha vissuto da solo nelle strade di Joannesburg per 13 mesi. Chengo mangiava rifiuti e beveva nelle pozze della pioggia con i suoi amici corvi. Poi, un giorno, qualcuno dei suoi compagni di strada gli ha parlato di un Imam, anche lui omosessuale, che accoglieva i ragazzi gay cancellati dalla comunità e che gli permetteva di pregare nella sua moschea “perché Dio ci ama lo stesso”
Quest’uomo speciale, e molto religioso, ha avuto il coraggio di parlare della sua storia, della vergogna ma anche del coraggio trovato per confessare alla sua famiglia il suo amore per un compagno. Scoperta dopo mille avventure la strada della moschea il ragazzo ha trovato una casa e un futuro senza cattiveria. 


E poi il Kenya. Qui ho raccolto le struggenti lacrime di Shakira ragazzo/a che ha vissuto un esistenza di umiliazioni e di solitudine in un villaggio-paradiso dove la sua diversità non è mai stata perdonata. 

Africa gay ragazzo transgender


“Quando il mio compagno è morto la gente infuriata mi ha perfino impedito di seppellirlo” racconta Shakira a Confessione Reporter. 

"Per loro noi siamo animali che non meritano nemmeno un dignitoso addio alla vita”

Anche Tanya abita a Watamu come Shakira. 
Anche Tanya racconta con dolcezza e rassegnazione di quella sua doppia vita forzata.

“Amo più di me stessa una ragazza, ma sono costretta a nascondermi come un topo di fogna. L’unica a capire il mio dolore è mia madre che non mi giudica e non mi ha mai fatto sentire una criminale”

In Sudafrica, un paese diviso a metà perché solo nel nord la legge permette il matrimonio tra gay ma nonostante tutto l’omosessualità viene derisa e perseguitata terribilmente, ecco lo stupro-medicina come la chiamano orrendi e impietosi uomini che si vantano dei loro crimini. 

ragazza africana stupro correttivo gay lesbica


“Devono ammazzarli tutti" dice nel reportage un ragazzo avvelenato "io non mi vergognerei di sparargli come ad un appestato”

E  in questo strano paese la vergogna non è molto sentita:
“mi hanno seguito di notte, poi picchiato e stuprato fino all’alba”, racconta Jane, ragazza "lesbica”, urlavano che lo facevano per me: per farmi capire che il piacere una ragazzo lo può provare solo coi maschi. Ho passato tanti giorni all’ospedale dove da sola ho pianto tanto. Ma non mi sono arresa. Oggi vivo con Monica e insieme a lei sogniamo di aprire un negozio di piante tropicali che fioriranno come il nostro amore”

Vi aspetto Venerdì 9 Febbraio in seconda serata su Rete4 con Confessione Reporter: i figli dell'omofobia in Africa. 


Stella Pende

mercoledì 31 gennaio 2018

Nicola Pende, la battaglia della mia famiglia per la verità

Oggi, 31 Gennaio 2018, viene pubblicata sul Corriere della Sera la mia lettera al Sindaco di Roma Virginia Raggi, in merito a quel manifesto di razza mai sottoscritto da mio nonno Nicola Pende in età fascista.