martedì 24 novembre 2020

Confessione Reporter torna da mercoledì 25 Novembre su Rete 4


Per 4 mercoledì a partire dal 25 Novembre torna in seconda serata su Rete4 Confessione Reporter.

Coerentemente con quelle precedenti, anche questa nuova serie sarà dedicata al dolore dei più fragili, degli invisibili, di chi ha subito nel silenzio grandi violenze


Primo appuntamento Mercoledì 25 Novembre con la violenza sulle suore


Cosa c’entrano le suore con la fragilità e la sofferenza? 
Molto! 
Intendiamoci: le suore, il cuore pulsante della chiesa, possono avere vite piene, come quelle delle missionarie, delle suore di clausura, ed io non mancherò di raccontarvele. Prima di tutto però voglio parlarvi della sofferenza che purtroppo affligge molte di loro. 

Molte, troppe suore vivono in condizioni di inferiorità, sono sfruttate per i mestieri più duri, isolate, umiliate… e come se non bastasse le suore sono state e sono ancora vittime di orrende violenze sessuali. Una verità che è stata sempre negata e nascosta. 
Era affiorata, a dir la verità, tre anni fa durante un summit speciale in vaticano voluto da Francesco, che per le suore in difficoltà ha fortemente voluto una casa e un rifugio segreto, ma il vero scandalo è letteralmente esploso quando finalmente le vittime hanno parlato. 

Una dopo l’altra, vinta la paura e il silenzio, hanno raccontato in dettagli raccapriccianti anni di stupri commessi quasi sempre da chi dovrebbe difenderle di più: i preti. 

Voglio iniziare a raccontarvi questa storia da un viaggio in Francia, dove è nato un vero movimento delle religiose abusate…

Seguimi mercoledì in seconda serata su Rete4, ti aspetto.


Stella Pende



 

mercoledì 22 luglio 2020

Lui ha solo te: una campagna social per dire NO all'abbandono dei nostri amici



A causa del terrore seminato da certi insigni scienziati che hanno descritto in tv cani e gatti come possibili untori di Covid, negli ultimi sei mesi gli abbandoni di animali domestici sono aumentati drammaticamente.
Oggi, alla vigilia delle grandi vacanze, il rischio che i canili si riempiano di trovatelli buttati come stracci sulle strade aumenta.
Davanti a questa verità ho deciso di lanciare una mia piccola campagna social raccogliendo le testimonianze e le voci di amici importanti, e no, che vogliono bene agli animali. Amici che sanno quanto un cane o un gatto possono diventare una ragione di vita e di vitalità per gente d’età, bambini con difficoltà e semplici umani. 
Uno di loro, Pierluigi Raffo, fondatore dell’associazione Arcadia Onlus, ci ha aiutato in pieno tempo Covid con coraggio e generosità estrema a salvare (portandoli via da solo con il suo furgone) decine e decine di cani abbandonati a sé stessi nei canili d’Italia. 
Chiunque vorrà, ascoltando gli appelli e le parole d’amore per i nostri amici pelosi, e chiunque crede che abbandonare un cane sia un atto di ferocia e di barbarie, può destinare un aiuto all’associazione di Pierluigi:

IBAN: IT88J0821020800000000138304
Intestato a: Arcadia Onlus
Cassa Rurale di Rovereto

Un abbraccio a tutti voi e uno scodinzolio.




Stella pende

venerdì 12 giugno 2020

Topple the racists.. una persecuzione che cancella la memoria

Voglio ripubblicare la lettera scritta tempo fa a Virginia Raggi, sindaca di Roma, quando il nome di mio nonno è stato cancellato anche dalla Piazza del Policlinico, luogo al quale, l’ho già scritto, ha dedicato la propria vita. 
Non sto a ripetere l’ingiustizia e la persecuzione che Pende continua a soffrire anche da morto. Voglio solo ricordarvi che oggi, Venerdì 12 Giugno, alle 17:00 su Radio 1 nel programma di Giovanni Minoli Il Mix delle Cinque si parlerà ancora del caso Pende raccontando che, anche la sua terra, e per l’esattezza il comune di Bari, ha deciso di cancellare il suo nome dalla targa della via a lui dedicata. 

Che dire? Che, come avrete letto, questo è il tempo giusto per disertare sulla distruzione di memorie, di uomini e donne che hanno lasciato tatuaggi veri nella storia, sospetti, giustamente o ingiustamente, di razzismo diretto o sfiorato. 
Il là lo ha dato il movimento Topple the racists declina una mappa con 60 statue in vetrina in molte città inglesi di cui si chiede l'abbattimento. 
Non ultimo arriva oggi qualcuno che propone di abbattere pure la statua di Indro Montanelli nel giardino a lui dedicato a Milano... ai posteri..

mercoledì 10 giugno 2020

La piccola Zohra, torturata e uccisa per aver liberato due pappagallini

Dettaglio di un'illustrazione di Elisa MacDonald, che non rappresenta la piccola Zohra Shah



Il mostro Covid, l’ho già detto, ha ingoiato ogni mostruosità.
Non c'è notizia, fatto, orrore che possa guadagnarsi due righe sui giornali, due parole dentro radio e tv, che possa usurpare o togliere la vetrina al virus maledetto.

Anche la fine feroce di Zohra, bambina pakistana di sette anni torturata con un rasoio, e con vari oggetti appuntiti fino alla morte, per aver dato la libertà a due uccellini in gabbia. 
Si, ho intravisto proprio due righe, forzando naturalmente la mano sulle torture, perché ormai siamo affamati di sangue, non ci placa più alcuna bruttura, non bastano più le urla, i morti affogati, la fame degli altri.
Siamo assuefatti a qualunque violenza. Indifferenti davanti allo stupro dell’innocenza e dell’infanzia. Attenti e fatalmente commossi soltanto dalla “nostra” stessa paura, dal “nostro” pericolo” dalla possibilità, oddio, di vedere alleggerite le “nostre” tasche.

“Ma si sa che in quei paesi trattano cosi le donne, piccole e grandi” mi ha detto al proposito un grande filosofo nostrano liquidando cosi la morte orrenda di quella piccolina che ha voluto dare a due pappagallini, quella libertà che a lei sarebbe stata negata per sempre. 

Ma ciò che mi ha colpito è un numero che davvero pochi, sempre gli stessi (quei colleghi buonisti e filo negri come li chiamano) hanno sottolineato. E cioè che fra gli 8,5 milioni di domestici, cioè di schiavi, in Pakistan il 39% sono bambine dai 7 ai 13 anni. 
Ma come è possibile tale orridezza? Perché possiamo vivere in un mondo dove creature indifese, vendute, violentate magari dai loro stessi genitori, vengano torturate nel silenzio?

Perché l’Europa e il mondo intero non è capace di dire basta!
Perché nel 2020 dobbiamo ancora sopportare che nei villaggi dell’India le bambine prive di servizi igienici, che aspettano la notte per fare i loro bisogni, vengano aggredite da bestie umane maschili, che le picchiano e le violentano. E alla fine delle loro orge barbariche  appendono i loro corpi leggeri e puri agli alberi come trofei di caccia.
Perché in Africa, in India, sempre la stessa India così fantasticamente tecnologica e spirituale, ragazzine di 13 anni sono obbligate a sposare vecchi di 50 anni che pagano le famiglie per quel furto ignobile e se rifiutano le aspettano sotto casa per sfigurarle? 

Diciamo basta! 

Se i governi di quei paesi non puniscono con leggi radicali e vere, lunghe e severe, che ne paghino le conseguenze, economiche, sociali e politiche. Queste atrocità devono essere in prima linea nelle agende dei premier europei in visita in questi paesi colpevoli di non punire davvero killer feroci che scontano, lo sappiamo bene, solo pochi mesi, solo pochi anni di prigione.
Oggi se uccidono barbaramente un povero nero si rivolta giustamente il mondo… perché non accade la stessa cosa per una povera bambina schiava ridotta a uno straccio di sangue come Zohra?


Stella Pende

martedì 12 maggio 2020

Il Covid non ci ha insegnato niente

Silvia Romano abbraccia il padre al rientro in Italia
Silvia Romano abbraccia il padre al rientro in Italia - crediti immagine Il Post




Sgomento. 
Una ragazza sequestrata e ostaggio di pericolosi terroristi, una giovanetta affondata dentro tuguri e grotte africane per più di un anno e mezzo...

Si, proprio Silvia Romano, due giorni fa, per miracolo, torna  libera. Atterra a Ciampino e  inaspettatamente , scende dall’aereo sorridente (avrebbe dovuto forse tatuarsi in viso lividi e sangue?) ma, attenzione, è avvolta da un abito tradizionale somalo, Oddio sì, da veli musulmani. Va verso il gruppo che l’attende, arrivata non dedica troppa attenzione al Presidente del consiglio ne al ministro degli esteri (ma col Covid gli abbracci non sono un reato?). C’è un dettaglio, a pochi metri dagli uomini della politica ci sono sua madre e sua sorella. C’è suo padre. Una famiglia amata e straziata, che non vede da più di un anno e mezzo. Una famiglia che, eroica, ha saputo mantenere un doloroso silenzio, che ha aspettato per proteggere la vita della loro figlia. Silvia abbraccia la sua mamma per un tempo che sembra infinito, come i giorni senza speranza che ha passato al buio in Somalia, poi stringe sua sorella. Suo padre si inchina davanti a lei, per darle l’onore delle armi. Per dirle che è stata coraggiosa e intelligente e forte. È circondata da fotografi e cameramen: un palcoscenico dovuto al successo del governo italiano. Per questo si lascia fotografare con gli uomini delle istituzioni, sorride, non lacrima, non vuole vetrine per la sua tragedia. 

Adesso è libera. 
Starà finalmente con i suoi amati, mangerà una pizza, confesserà a sua madre  la sua verità,  le paure e il pianto. Bene i media più nobili, il Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa e altri raccontano la sua storia e sottolineano, giustamente, il cambiamento  della ragazza. Parlano del mistero che avvolge la sua conversione... Ma quali sono le reazioni degli italiani brava gente e cuore di mamma? Quali sono i titoli di troppi giornali, e le fesserie ignoranti che riempiono Facebook e Instagram e Messenger? 
Eccole: ma non vedete che era felice? Ora è tutto spiegato: quella ragazzina incosciente che è andata a buttarsi nella foresta, perché ormai le ONG sono un gadget di moda fra i ragazzi, ha finito per innamorarsi dei suoi rapitori e chissà quante cose avrebbe da raccontare al proposito. Altrimenti perché si sarebbe convertita all’Islam? Proprio alla religione di quegli schifosi terroristi? Poi scusate, è evidente che è incinta, non avete visto come si toccava la pancia? Ma che cazzo abbiamo pagato noi italiani in piena crisi tanti milioni per una stronzetta di quella specie? E via dicendo...

Ma allora soffrire quello che abbiamo sofferto, accettare umiliati gli attacchi del mondo che ci condannava come untori, attraversare in silenzio la tragedia di perdere, senza la consolazione di una carezza, nonni e padri non è proprio servito a niente? Non ci ha insegnato questa discesa agli inferi per capire che una ragazzina di 25 anni, disperata e sola, che si è trovata improvvisamente preda di un gruppo di pericolosi jihadisti, può aver pensato che la salvezza era proprio nell’entrare dentro il loro mondo, convertendosi infine alla sua religione? 

Gli al Shabaab, sono terroristi molto più ideologici di Daesh. Con strategie di consenso schizofreniche: aiutano i poveri, proteggono gli ultimi e dunque molti nei villaggi affamati li difendono e ne hanno bisogno. Nello stesso tempo, come l’ultima volta, fanno esplodere bombe a Mogadiscio che ammazzano 80 cittadini innocenti, attaccano ferocemente la sede di UNHCR, oppure le basi americane degli aeroporti, come quello di Baledogle. E contemporaneamente, a quella base, fanno saltare in aria un mezzo di militari italiani. Insomma attaccano quasi sempre un Nemico eccellente dell’Islam, o un loro complice, cioè un “assassino” del popolo musulmano. Si spacciano, a loro modo, per dei giustizieri di Allah… ma, ribadisco, godono della complicità di gente umile. 

Forse Silvia, in questa sua infinita e terrificante Odissea, ha incontrato qualcuno che, pur carcerandola, ha avuto pietà di lei. Che l’ha accudita offrendole il Corano come lettura e come insegnamento. L’Islam vero, autentico, non smetterò mai di ricordarlo, non è terrorismo. Forse quest’uomo o questa donna, chissà, avevano figli della stessa età e ha cercato di consolare la sua paura. Mi pare già di leggere il disappunto di coloro che mi accuseranno di buonismo. C’è una differenza tra voi e me: io in Somalia ci sono stata più volte. Ho lavorato proprio a Mogadiscio sul terrorismo: ho toccato la tragedia di un popolo minato dalla paura, ho incontrato gli occhi delle vittime di attentati e quelli straziati dei loro familiari... Nessuno pretende di offrire e di aprire la porta della verità. Non sapremo mai la verità vera. Oppure ne scopriremo i brandelli nel prossimo libro di Silvia, figlio del suo diario. 
Se poi quella ragazza si sia legata a un somalo, se aspettasse un figlio, possibilità che mi pare lontana, chi può giudicarla? Quelli che vanno in Kenya a cercare sesso sottopagato dalle ragazze africane di 18 anni che non hanno scelta? Quelli di noi, parecchi, i cui figli, privilegiati, hanno trascorso la quarantena nelle loro case incorniciate dalle Dolomiti azzurre  o nelle campagne incantate della Toscana? O forse anche voi, padri e madri, che siete oggi in cassa integrazione, in preda alla disperazione di perdere la sicurezza della vita, voi che però avete fatto sacrifici eroici affinché i vostri ragazzi studiassero bene per avere un futuro... come possiamo noi, che abbiamo sventagliato il nostro orgoglio di essere italiani con il tricolore alla finestra, giudicare oggi, umiliare, infangare una ragazzina di 25 anni, sequestrata, spaventata, forse torturata riuscendo a dormire in queste notti? 

Stella Pende

lunedì 4 maggio 2020

Immigrazione: il coronavirus monopolizza l'attenzione ma non ferma strazi e orrori universali

Le foto dei ragazzi vittime del naufragio di Pasqua 2020


Questa peste moderna è come l’acido muriatico: corrode, mangia, uccide l’interesse per ogni altra disgrazia. 

È giusto che il covid diventi calamita di ogni attenzione, per carità, ma purtroppo la tragedia non ha fermato strazi e orrori universali... anzi. Tra questi le odissee vissuti dalle centinaia di immigrati che ancora, sperando in una nuova salvezza, cercano di attraversare il mare per arrivare in Europa. 
Tra loro, nel silenzio di tutto e di tutti, ieri ho scoperto che l’Avvenire, l’unico foglio italiano che dedica  spazio alle storie di  creature sofferenti e delle loro terre, ha pubblicato le fotografie di 12 ragazzi tra i 16 e i 18 anni, (tra l’altro uno di loro, Omar Seid, ricorda tanto mio figlio), che sono affogati senza che nessuno, soprattutto nessuna marina (quella di Malta si è coperta di vergogna per i suoi respingimenti segreti) fosse intervenuta per aiutare questi poverini a non morire. 
La loro è stata un agonia di due giorni e più, il come ve lo risparmio...

Ecco!
Non una riga. 
Non una parola. 
Ma i viaggi continuano. 

Non si illudano i benpensanti anti-negro, che il male della fame e la voglia di futuro sia improvvisamente evaporata. Ieri sono sbarcati cento immigrati vicino a Lampedusa e per domani sono previsti altri arrivi. L’immigrazione non è un “problema fantasma”.  Non è stato ingoiato dal covid-19. C’è e dovremmo metterci di nuovo la testa. E anche la pietas. 
La verità è che, essendo la questione oltre che sociale e umana, prettamente politica, l’immigrato non è più nelle nostre vite e nelle nostre rabbie, soprattutto ha finito improvvisamente di essere il nostro nemico, perché il signor Salvini, sopraffatto politicamente dalla pestilenza che ha travolto il mondo, ha perso con il covid la sua calamita di potere, la sua arma preferita per tenere in pugno troppi italiani: la paura. Il covid gliel’ha soffiata sotto il nasone. 
Ma la tragedia di quei ragazzi che vogliono solo vivere, lavorare e raggiungere le loro famiglie continua. E noi italiani e l’Europa dovremo comunque guardarla in faccia.


Stella Pende

martedì 21 aprile 2020

Confessione Reporter torna in TV con le repliche dell'ultima stagione



L'ultima stagione di Confessione Reporter torna su Rete 4. Mercoledì 22 Aprile alle 23:15 la prima puntata dedicata al gioco d'azzardo

Vi aspetto.