Soltanto fruscii di notizie sull’omicidio di Daphne Caruana Galizia, la giornalista senza paura uccisa a Malta.
Daphne è stata dalle elezioni del 2008, tempo di apertura del suo celebre blog, cronista coraggiosa e puntuale. Già dal suo primo pezzo datato le 2:30 di mattina, il goal di Galizia era più che palese: tolleranza zero per la corruzione.
Dopo il primo “sparo” Daphne ci prende gusto e non smette di scrivere la sua rabbia contro i "ladri che saccheggiano il paese e umiliano il governo stesso”.
Il primo obbiettivo da abbattere allora era Alfred Stant, stella del partito laburista, che per guadagnarsi i voti girava col suo pullman fitto di collaboratori e di majorette. Alfred giurava ai maltesi che con lui l’isola avrebbe cambiato faccia e che la pulizia dello stato e dei relativi politicanti doveva raggiungere la purezza delle acque del mare maltese.
In nove anni la giornalista ha scritto 21.630 post. Tutti conditi con la medesima eroica fame di non lasciare pace a chi voleva affondare la sua isola dentro una palude di impunità e vergogna.
Daphne era diventata la cronista più letta di Malta. 400.000 visite al giorno su 430.000 abitanti. La gente maltese si fidava solo del suo pensiero, si consolava di avere tra i suoi cittadini anche un’eroina della verità.
Poi alle 3 del pomeriggio del 16 Ottobre una bomba piazzata sotto l’auto di Daphne esplode.
Oggi i segni della sua morte ingiusta restano fra gli aceri bruciati che si affacciano sulla strada appena fuori dal paese di Bidnija, dove lei abitava. Sarebbe importante che questi segni, che queste bruciature, che il ricordo di questa morte, restassero anche nella strada del cuore di tutti noi.
Stella Pende
il 26 ottobre, per la prima volta nella storia dell’Africa, il Kenya ha ripetuto le elezioni presidenziali. Quelle del 6 agosto scorso infatti sono state dichiarate illegali per via di brogli da un giudice davvero coraggioso.
Purtroppo in questa seconda chiamata alle votazioni il leader dell’opposizione, Raila Odinga, ha invitato i suoi figli politici a ignorare le urne. Dico purtroppo perché, naturalmente, il suo rivale Uhuru Kenyatta, già presidente negli ultimi anni, ha ottenuto così, comodo comodo, il 98% dei voti.
Alcuni seggi, locations da sempre predilette dall’opposizione, come Kisumu, patria di Raila, non hanno visto neppure l’apertura. Tutto per paura che gli scontri già avvenuti nelle terre più vicine all’opposizione (tre morti) si incendiassero ancor più.
Leggo e sento già volare gli interrogativi che i media del mondo, soprattutto italiani, si porranno davanti ai fatti. Quale terrore travolgerà ora questa terra d’incanti che per noi italiani è da sempre considerata l’Africa Italiana?
Quante volte mi accade infatti di sentirmi dire: ma tu vai in Kenya? Sei impazzita? È molto più pericoloso di tutto? ...preoccupazioni comprensibili, vista la campagna stampa regolarmente dedicata alle terre keniote da noi giornalisti italiani che amiamo mostrare soltanto furie e conflitti a fuoco conditi di cadaveri.
Ma dedichiamo solo tre righe ai reali drammi che corrono nelle altre afriche.
Al momento, per esempio, nella Repubblica “Democratica” del Congo centinaia di bambini e di famiglie soffrono e muoiono per la nuova carestia.
Nel Sud Sudan continuano le carneficine che ormai da decenni ammazzano e torturano i civili. Non parliamo del Centrafica dove la guerra ha seminato morti e feriti a migliaia.
Ma davanti a questi orrori, dai media italiani neppure un respiro.
Se però una pensionata viene uccisa in Kenya dallo spasimante nero, la notizia si traveste subito di sangue: due poveri pensionati ammazzati ferocemente da criminali in Kenya. Peccato che il pensionato non fosse nemmeno defunto e che la truppa di criminali neri fosse ridotta al corteggiatore rifiutato e al suo complice.
Insomma, non che un omicidio vada festeggiato con un pigiama party. Ma vogliamo intrattenerci sul sangue e sugli orrori italiani?
A Brera, cuore della movida milanese, un ragazzo è stato quasi ammazzato a calci e pugni, due marocchini hanno sparato a un complice, mio figlio è stato rapinato da due ragazzini “per bene” arrivando a casa senza scarpe, cellulare , piumino, né portafogli e con un dente in meno... di ciò nemmeno un sussurro di righe su qualunque foglio quotidiano... ma per il Kenya, paese di terrore, ogni sussurro di scontri, scippi, incidenti, sempre e solo titoli incendiari sui giornali più letti.
Torniamo a bomba.
Un esempio? John Magufuli in Tanzania ed Edgar Lungu nello Zambia hanno, anche loro, stravinto le elezioni presidenziali nei rispettivi paesi. Elezioni però molto contestate. Con manifestazioni, feriti e rabbie.
Anche in quelle due magnifiche terre quasi la metà degli elettori aveva votato per i candidati dell’opposizione.
Magufuli e Lungu però non hanno approfittato della loro vittoria per aprire ai loro rivali cercando mediazioni e pace. Anzi. Hanno soppresso e oppresso ferocemente gli oppositori, regalando ai loro paesi caos, economia tremante e malcontento. Un errore che, quella e’ la nostra piena speranza, il presidente Kenyatta non deve fare. Per il bene dei kenioti e per la salute della sua terra potrebbe invece riavvicinarsi all’opposizione, aprire ad Odinga che da secoli esce sconfitto (ingiustamente?) dalle tenzoni elettorali, e trovare la maniera di curare le ferite e le delusioni di quel vecchio leone ferito.
Così facendo, forse, il Kenya troverebbe quella stabilità e quella felicità che merita, regalando a chi lo ama e a chi crede nella sua bellezza (il turismo è uno dei punti forti del paese) un paradiso finalmente libero da ogni inferno.
Stella Pende
Evviva!!!
Alla faccia di tutti gli orchi della moda che condiscono con i cadaveri di animali innocenti anche le loro tavolette del water.
Il gigante Marco Bizzarri di Gucci ha annunciato che dalla sua collezione primavera-estate non vi sarà ombra di pellicce nei suoi capi di ogni razza.
“Solo fur free” ha detto Marco a Londra.
Un esempio, una speranza, una gioia per chi, come noi, amiamo e rispettiamo gli animali.
Questo video che ho girato col mio cellulare racconta la Sicilia dei ragazzini neri…
Sto girando la Sicilia in cerca delle loro storie. Delle voci, dei ricordi, del dolore dei bambini e degli adolescenti che cavalcano le onde del mediterraneo e guardano in faccia la morte pur di sopravvivere a guerre, povertà e mancanza di futuro.
Fra questi ragazzini che cantano e suonano le musiche delle loro terre (dai 16 ai 18) ce n’è uno che si chiama James.
Lui mi ha detto: “Certo che avevo paura di affogare e di morire…ma il terrore di rimane affondato nella miseria e nell’ignoranza senza aver mai una speranza mi ha aiutato a decidere. Desidero avere una vita come tutti i ragazzi come me che hanno fame di scuola, di capire, di crescere nella felicità…per questo in Libia prima di mettere piede sul barcone quella notte ho pensato stringendo i denti: si muore una volta sola, mentre si vive tutta la vita. E io scelgo di vivere. Se poi dio deciderà che non ce la devo fare almeno saprò di averci provato”.
James e’ solo uno dei 17.000 minori non accompagnati che sono arrivati soli in Italia e che aspettano di cominciare una vita nuova.
A loro sarà dedicata una delle puntate di Confessione Reporter che quest’anno avrà come sottotitolo “figli”.
Stella Pende
Che vergogna!
si, che vergogna perché il parlamento e il governo di Bagdad hanno praticamente emesso un mandato di cattura nei confronti dell’80% del popolo kurdo!
Dopo il referendum dove i kurdi chiedevano l’indipendenza dall’Iraq, il presidente Abadi, marionetta di Teran, ha ordinato di chiudere gli spazi aerei e terrestri (solo il Qatar non ha chiuso i voli negli areroporti kurdi di Erbil e di Sulaymaniyya ), di considerare contrabbandieri chiunque scambi merci con i kurdi, di liberare le aree intorno ai pozzi di petrolio (il 70% del petrolio iracheno viene estratto da Kirkuk )e di considerare agli arresti il presidente kurdo Barzani e chiunque avesse partecipato al referendum.
Abadi inoltre ritiene un insopportabile sfida questa richiesta più che legittima di libertà e di dignità di un popolo. Di un popolo che ha difeso con il suo piccolo ma eroico esercito la terra irachena più di una volta. Che ha aiutato le milizie di Bagdad a liberare Mosul dagli orchi dell’Isis. Che non si è mai fermato, mai arreso, che ha combattuto con armi obsolete, con donne giovani e giovanissimi ragazzi. Che ha offerto le vite dei suoi uomini ogni volta che gli è stato chiesto, senza mai chiedere niente altro che la propria terra.
Adesso che il popolo kurdo ha votato per la sua legittima e meritata libertà questi miserevoli servi degli ayatollah iraniani, ingrati e incapaci, li trattano come stracci vecchi cancellando ogni regalo avuto dai “fratelli kurdi”.
E noi Europa, che tanto abbiamo magnificato l’eroismo e la generosità dei kurdi, non siamo nemmeno capaci di offrire a questa gente meravigliosa una sola parola di vera solidarietà. Che vergogna!
Bagdad imprigiona e isola l’intero popolo kurdo. Che vergogna!
Stella Pende
Parliamo del noto pregiudicato che ha violentato comodo comodo una ragazzina di 13 anni sul suo pianerottolo (vedi la notizia su TGCOM24)
parliamo del fatto che la bambina, perché di tale si tratta, ha urlato terribilmente ma nessuno ha sentito (o ascoltato) la sua disperazione…
E poi leggiamo che questo bel fusto del crimine, i colleghi lo descrivono con occhi azzurri e fisico atletico, era diventato a Genova un professore di stupri a misura di bambinette….sempre la stessa età, sempre lo stesso copione…almeno 23 o 24 performance….
Sappiamo anche che aveva preso sette anni, ma che poi era stato liberato…
Ora io mi considero una larga garantista, così almeno mi dicono e qualche volta mi rimproverano amici e colleghi, ma porca miseria, uno che di professione fa lo stupratore di tredicenni, che è già stato definito dallo psichiatra di ruolo uno psicopatico ossessivo, perché deve essere “liberato” dopo sette anni e rimesso in circolazione senza assistenza, senza aiuti, senza sorveglianza?
In Francia, in Inghilterra e in Germania dopo la prigione il maniaco sessuale viene accolto in centri specializzati e seguito…quando si decide che è pronto per la libertà l’individuo suddetto continua a ricevere visite e verifiche di medici e di operatori…
Ecco adesso direte: lo avrebbe fatto lo stesso?
forse.
Ma chiedo: con la stessa comodità???
Stella Pende
Senza parole davanti alla morte di Nicolina Pacini, la ragazza-bambina uccisa dall’amante di sua madre.
Quel pazzo, irresponsabile mostro (quanto odio l’abuso della parola ma non c’è occasione come questa per trovarla GIUSTA! ) ha sparato nella faccia di quella povera ragazzina per vendetta.
Ha sparato nel volto della giovinezza, della femminilità in fiore, ha colpito l’innocenza di una giovane donna in erba per colpire una madre nel cuore più profondo del suo dolore. E questa volta non voglio pensare che forse quel cervello furioso e rabbioso fosse malato, fosse sconvolto, fosse pazzo…non mi importa di conoscere la storia di quell’amante rifiutato come faccio sempre per trovare non una alibi, ma una spiegazione, all’orrore. Questa volta l’uomo ha attraversato ogni barriera, ha schiaffeggiato ogni pietà…
E alla fine dopo aver tanto pensato a questa storia così terribile voglio chiudere con una domanda che so provocatoria. Ma concedetemela.
Se quella povera Nico fosse stata un ragazzo, un maschio, il mostro l’avrebbe ammazzata in quel modo?
Stella Pende