venerdì 14 dicembre 2018

Un uomo e il suo cane. Aiutiamoli a non separarsi



Oggi il signor Alfonso, chiamiamolo così, si è presentato al canile della Lega del Cane di Segrate con un cagnolino grande come una borsetta che tremante gli stava attaccato addosso.

Mi hanno sfrattato. Sono vecchio, ho perso la mia compagna e nella casa famiglia dove andrò non vogliono il mio cagnolino. È sempre stato con noi da 15 anni. Dividerci è uno strazio ma non mi danno scelta. 
So che questa è l'ultima volta che lo vedo.

La signora Laura Rossi, leader del canile della Lega, travolta dalla commozione non ha avuto il coraggio di separare quella coppia straziata.
"Se lo sfratto è domani" ha detto "passate almeno l'ultima sera insieme".
La speranza di Laura e di noi tutti è in realtà che nelle prossime ore qualche essere di buona anima e di cuore pietoso trovi un posto che accolga il piccolo amico peloso, l'unico che Alfonso possiede, in modo che l'uomo possa almeno andare a trovarlo.

Io ho 4 cani in casa ,di cui uno molto poco socievole, altrimenti accoglierei subito il povero cagnino. Vi prego aiutatemi.
Qualunque proposta chiamate 3357788918.



Stella Pende

venerdì 23 novembre 2018

Resilienza. i figli sopravvissuti


Ciao a tutti. 
Nella puntata di stasera Confessione Reporter (come spero saprete su Rete 4 in seconda serata) vi parla di qualcosa che è terribilmente importante per tutti voi e noi: la vita. 

Sarò più chiara. 
Pensate a quante tragedie, catastrofi, alluvioni, terremoti, ponti crollati, autostrade incendiate abbiamo avuto negli ultimi anni in Italia ma anche nel mondo: milioni di morti. 

Ecco: ma i vivi?
Come reagiscono i sopravvissuti alle disgrazie? Cosa diventano un uomo e una donna che sono rimasti affondati sotto le macerie ma  poi si salvano? Cosa infine un giovane uomo che è rimasto appeso a un brandello del ponte Morandi mentre le altre auto dei condannati a morte gli cadevano davanti schiantandosi a terra?

illustrazione ponte Morandi


Ecco tutta questa gente è capace di resilienza, cioè di rinascere, di reagire al cambiamento e ai traumi? 

Per rispondere a queste domande siamo andati ad ascoltare 5 voci, 5 sopravvissuti, 5 storie eccellenti, ma molto diverse, che però hanno un filo rosso che le unisce, che hanno provato, prima nel momento del dramma e poi nella salvezza, sentimenti, pensieri e ricordi assolutamente uguali. 

C’è un limbo dove gli esseri umani arrivano quando sono ancora in bilico tra la vita e la morte? 
Perché quando sei affacciata alla fine non senti mai dolore ma solamente una celeste serenità che ti invade dentro?   

Troverete le risposte a queste domande solo guardando il nostro reportage. Vi porterò per mano dentro vite e storie che vi travolgeranno come in un grande thriller. Senza assassini. 

Cominceremo da Antonia, una delle poche superstiti del terremoto che ha spazzato via saletta frazione di Amatrice. Questa signora coraggiosa si ostina a vivere accanto alle case distrutte del suo paese da sola per onorare la sua famiglia di amici scomparsi. 

Vi aspetto, a stasera.


Stella Pende

giovedì 22 novembre 2018

Spera ha bisogno di una nuova famiglia

Cane meticcio cerca padrone
Questa cagnolina è stata ritirata da un canile pugliese quando aveva due mesi.
Oggi quella feroce della sua padrona dopo averla tenuta per far giocare i suoi figli ha pensato bene di riportarla in gabbia. 
Abituata alla casa e alla famiglia Spera, così si chiama la cucciola di nove mesi, non mangia più da sei giorni. 
Inutili le flebo e le cure.
Per favore aiutatemi a trovarle un padrone/a. 
Che la ami come solo lei potrà amare lui.

Scrivetemi per info. 

Stella Pende

venerdì 16 novembre 2018

Confessione Reporter: Utero in affitto



Questa sera noi di Confessione Reporter vi regaliamo un viaggio dentro una realtà che pare ancora nascosta, per molti inquietante, ma che in verità riguarda e tocca migliaia di coppie  nel mondo, anche e soprattutto in Italia. 

Una realtà che si chiama maternità per altri, volgarmente chiamata, utero in affitto e che vuol dire questo: una donna, una moglie che non può avere figli, poichè da noi è illegale, va a cercarsi in un altro paese, che è l’Ucraina, l’America o purtroppo l’India, l’aiuto di un'altra donna che avrà un figlio per lei, cioè che lo porterà dentro per 9 mesi ,ma che dopo il parto dovrà donarglielo. 
Per la vita. 
Ripeto è una realtà che viene criticata, addirittura criminalizzata da molti, la cui illegalità è stata ribadita con gran vigore dal ministro delle politiche per la famiglia Lorenzo Fontana.

Ma che uno scienziato e un umanista grande come Umberto Veronesi definiva invece una donazione. insomma la maternità per altri è sfruttare il bisogno di una donna umile per avere un figlio, oppure è il dono della maternità che un’altra donna regala a una coppia sterile? Lo sapete quante coppie italiane vanno in Ucraina? Sapete che differenza c’è tra una maternità per altri in America o in India? Come sono davvero le donne che portano in seno un figlio per altri? Quanto vogliono o quanto gli danno? 

Per rispondere a queste domande non dovete perdere il nostro reportage. Con una preghiera: prima di schierarvi da una parte o dall’altra arrivate fino alla fine di questo mio viaggio che entra nel futuro.



Stella Pende

venerdì 9 novembre 2018

Confessione Reporter: Niger, i figli della tortura

primo piano di uomo africano prigioniero


Qual’è la vera verità sulla Libia?

Sono andata in Niger, a Niamey, ma anche ad Agadez e nel deserto per dare risposta a questa domanda.

È vero che dopo le nuove leggi partite dal ministro Salvini e dal Governo Pentastellato la questione immigrazione-invasione (così la descrivono i cultori della paura popolare) pare risolta con il blocco delle partenze?

Falso.

Dall’Africa affamata e in guerra chi soffre e non vuole morire continua a partire. E questi poverini (soprattutto adolescenti e giovani donne con figli) continuano ad affrontare odissee terribili. Viaggi che durano anni dove i pochi denari messi da parte dalle famiglie sono estorti da ricattatori  che seviziano le donne e spesso uccidono i giovani. Se, e quando, finalmente arrivano al deserto del Shael gli accompagnatori (passeur), che una volta raggiungevano la terra libica in due giorni con jeep scalcagnate nel deserto, oggi non possono più (il presidente nigerino ha vietato l’immigrazione da tre anni)condurli alle porte della Libia.

Dunque chi vuole raggiungere i confini libici deve affidarsi a uomini senza scrupoli che scelgono strade alternative e pericolosissime. Per questo il deserto pullula di cadaveri, morti di cui nessuno saprà mai il nome.
E poi quando si arriva in Libia l’inferno. Mercenari affamati di denaro sequestrano ragazzi e donne e li buttano dentro magazzini e garage. Buchi neri senza un soffio di luce. Agonie e stupri sulle donne. Tutte. Senza differenza di età. Per avere i soldi dalle famiglie sempre lo stesso copione. L’arma preferita? Il cellulare. Si cominciano torture barbariche sui prigionieri (bastonate, strangolamenti, bruciature con plastica sciolta sul corpo, elettrodi) e i carcerieri fanno ascoltare al telefono le loro urla alle famiglie. 

Molti di loro soccombono. Muoiono. Altri ancora, purtroppo ancora pochi, sopravvivono come avanzi umani e vengono selezionati come soggetti fragili dall’UNHCR, l’unica organizzazione che sta facendo qualcosa per questi disgraziati. Con il  loro progetto di evacuazione dai Centri libici i responsabili dell’ONU portano i più vulnerabili con aerei umanitari in Niger. Da lì verranno mandati in Europa nelle nazioni che si offrono di ospitarli. Dalla Francia all’Olanda, dalla Svezia all’Inghilterra e molte altre . L’Italia, naturalmente, non fa parte di questo gruppo.

Chi di voi vuole ascoltare, per la prima volta senza filtri e senza censure politiche, le grida di aiuto di questi figli africani sopravvissuti alla barbarie non può perdere stasera la puntata intitolata NIGER . 
Confessione Reporter. Rete 4. Seconda serata.

Stella Pende

venerdì 2 novembre 2018

Confessione Reporter: una nuova serie dedicata ai figli




Confessione Reporter rinasce nelle sue nuove puntate. 
Visto il successo dell’ultima serie dedicata ai figli (figli dell’Isis, figli di camorra, …) abbiamo deciso di non spezzare il nostro filo rosso e di continuare a darvi piccoli pezzi di verità nel mondo raccontandoli con le voci dei più giovani: i figli. 

Questa prima puntata è dedicata a ragazzi e ragazze, a bambini e a gente che nasce sempre orfana di padre. 
Perché? Perché il loro genitore maschio infatti fa un mestiere che poco si adatta alla paternità.

È un prete. 

Si il prete. Ecco la ragione del titolo della nostra prima puntata che recita figli di prete.

illustrazione prete e bambino


Tutto nasce da una lettera che ci è arrivata da un adolescente che scopre che sua madre  fa tutti i pomeriggi varie puntatine in chiesa. La segue per qualche giorno e capisce il tutto. Il suo papà è sicuramente il parroco. 

Alessio, chiamiamolo così, si dispera e non si rassegna all'idea che la mamma abbia scelto proprio un sant’uomo. Si fa così per dire…. ma nella nostra avventura di ricerca scopriremo anche figli di preti assai felici. Soprattutto coloro che sono nati da una scelta coraggiosa: Quella di religiosi che hanno lasciato il sacerdozio per trovare una famiglia. Figli di preti che hanno saputo la verità solo dopo la morte del padre. figli di preti, come l’irlandese Vincent Doyle, che fonda addirittura una associazione, Copy, che raccoglie le voci e protegge tutti coloro che, come lui, sono figli di sacerdoti, di cardinali, di vescovi.

Alla base di tutto resta la questione del celibato "che non è un dogma” come ha detto il nostro amato Papa Francesco, e dunque una porta rimane sempre aperta.

Ma quanti sono i preti padri in Italia? quanti nel mondo? cosa fa la chiesa per proteggerli e per dargli un futuro?
Queste risposte per la prima volta saranno tutte nel nostro reportage.
Venerdì 2 Novembre alle 00:30 su Rete 4.
Non lo perdete.



Stella Pende

giovedì 6 settembre 2018

Le carceri della morte in Libia

Immigrati detenuti nelle prigioni libiche


Eccomi appena atterrata dal Niger dove ho lavorato per il mio prossimo reportage di Confessione Reporter. 
Eccomi stremata da un viaggio importante, durissimo ma soprattutto doloroso. 
Permettetemi un briefing per coloro che non conoscono ancora la situazione. 

Il Niger è uno dei paesi più poveri del mondo. Bambini, donne e padri (20 milioni) vivono all’80% con 7 dollari al giorno. Se gli va bene. 
Il Niger non ha sbocchi al mare, ma confina con i paesi (Mali, Burkina Faso, Libia, Algeria, Nigeria e Benin) più caldi dell’Africa. Paesi torturati dal terrorismo, dal traffico di armi e da quello penoso e criminale di esseri umani. 

Il Niger dunque è stato, più che mai in questi anni, una terra di passaggio per molte genti che arrivavano da molte afriche. Popoli sfortunati caduti dentro guerre, fame e impotenza di vivere. 
Poverini, si poverini, che cercano disperatamente di attraversare il deserto per toccare quella terra infiammata da odio e di denaro che è la Libia. E che, nonostante gli echi degli orrori che di quel paese si conoscono, resta ancora nell’immaginario dei disperati il modo più facile per arrivare in Italia. E da li dovunque in Europa. 
Ma la Libia, come solo certi giornali raccontano (primi di tutti L’Avvenire e La Stampa, perché troppi latitano vergognosamente) è diventato un lager universale. 

Gli immigranti arrivati alla frontiera vengono subito rapiti e incarcerati, violentati e torturati da coloro stessi che li hanno accompagnati o aspettati dentro agguati e trappole. Da veri orchi senz’anima. 
La ragione? Sempre e solo il denaro. 

Queste molte atrocità avvengono in quelle che il nostro ministro dell’interno propaganda per luoghi sicuri, aggiungendo che torture e violenze sono solo leggende lunari.
Così per spiegare agli italiani che gli credono e che risponderanno alle mie righe con i brutali insulti d’abitudine, cercherò invece in questi giorni di dirvi delle storie e delle odissee di tanti adolescenti sopravvissuti alle orrende torture e di fanciulle che devono sopportare la vergogna e la pena di aver subito violenze atroci, portando dentro i figli di coloro che le hanno seviziate. Perché io le ho incontrate.  

Vi dirò di ragazzi a cui è stata tagliata la lingua perché non potessero raccontare l’atroce verità del loro calvario. Perché io li ho visti.

Di bambini che hanno convissuto giorni e giorni coi cadaveri delle madri accanto con la vagina sfondata, perché i loro carnefici non si degnavano nemmeno di dar loro degna sepoltura. 
Perché io ho sentito i loro racconti con le mie orecchie. 

Di uomini e donne che hanno bevuto la loro urina e hanno pregato solo di morire presto piuttosto che affrontare altre sevizie. Perché io ho visto i loro video girati con cellulari nascosti perché quelle immagini fossero la memoria della vergogna. 

Insisto. 
Tutto questo é avvenuto e avviene ogni giorno nelle carceri governative e in quelle di miliziani senza scrupoli in Libia. Una realtà che perfino Papa Francesco ha potuto scoprire dalle immagini che gli sono state consegnate. Una verità che ho ascoltato minuto per minuto da  ragazzi e ragazze, da donne e da uomini, selezionati dall'UNHCR (l’alto commissariato per i rifugiati dell’ONU ha avuto il permesso sporadico di entrare in quelle prigioni) come i più vulnerabili, e che sono stati evacuati (liberati) da quelle carceri per essere portati per l’appunto in Niger.

Il lavoro che sta facendo l’UNHCR è unico e mirabile. fa parte di un progetto chiamato ETM (Emergency Transit Mechanism) che dal novembre del 2017 a Luglio di questo anno ha salvato dagli aguzzini libici e dalle loro galere di tortura 1.536 persone che aspettano a Niamey (capitale del Niger) di essere riportati a casa. Oppure di essere assegnati ai vari paesi europei. 
Un corridoio umanitario che dimostra che si può. Che si deve.
Così circa 250 di loro sono già arrivati nella terra d’Europa che pareva più adatta a loro.

Proprio in questi giorni un volo con altri fortunati dovrebbe partire per Niamey. Ma la Libia è ancora a ferro e fuoco. Le milizie del presidente Al Saray e quelle del generale Haftar, che comanda la cirenaica ribelle, hanno ricominciato ad ammazzarsi per spartirsi la torta del petrolio libico. 
A tripoli una bomba è arrivata di fianco all’ambasciata italiana. L’aeroporto principale è chiuso. Centinaia di persone che avevano già visto e sperato la salvezza dovranno aspettare o scomparire per sempre, come accade spesso, in quell’inferno.  

Quello che segue è un video che mostra gli immigrati a Tripoli in fuga dopo il bombardamento di qualche giorno fa. La situazione nei laghetti è allucinante. I carcerieri sono scappati lasciando centinaia di persone senza acqua ne cibo. E i trafficanti di esseri umani non aspettano altro che catturare i fuggiaschi per ricominciare a metterli sui gommoni della morte. 





Stella Pende