martedì 31 marzo 2020

Creatività pastorale ai tempi del Coronavirus

Padre Giuseppe Corbari ha stampato le foto dei suoi fedeli e le ha messe in Chiesa


Una piccola chiesa dalle volte dorate con i banchi tappezzati dalle fotografie dei suoi parrocchiani. Nonni e padri , mamme e figli. Tutti sorridenti. I bambini ai primi posti, e dietro genitori e famiglie. Proprio come quei fedeli usavano sedersi nel "tempo di pace"  durante la Messa. 
Padre Giuseppe Corbari, vicario parrocchiale della Chiesa dei Santi Quirico e Giulietta a Robbiano, paese della Brianza, ha deciso di riempire così, domenica scorsa, il vuoto di una messa orfana di fedeli per ragioni di sicurezza. 

"È stato il desiderio di 'vedere' comunque i miei parrocchiani durante la celebrazione. L’idea l’ho lanciata attraverso il canale Telegram della parrocchia, quello che uso sempre più spesso per passare pensieri, riflessioni e preghiere ai fedeli. Ho chiesto: se potete mandate un vostro ritratto che lo metterò in chiesa. Beh, sono stato sommerso da foto nel cellulare, ci ho messo un pomeriggio per stamparle tutte"

Creatività pastorale. 
Davanti alla banalità del male, ecco la fantasia del bene degli uomini di chiesa che non si rassegnano a restare lontani dalla loro comunità, che si impegnano, in questo tempo di Coronavirus, per combattere la solitudine dei credenti, per fargli arrivare calore e affetto.

Ma il Covid-19 ha portato nel pianeta dei pastori più rivoluzionari, per lo più semplici parroci, una nuova arma per sconfiggere il deserto delle loro chiese: quella di Internet. 
Frequentata timidamente già  dai religiosi più “moderni”, oggi la Rete è diventata la stella della crociata antivirus. I “social santi” in questo periodo pullulano letteralmente di blog di stampo clericale, video con interventi,  preghiere in streaming e rosari corali  su YouTube.  

"Quanto a Telegram abbiamo ormai almeno 250 iscritti fra le famiglie. Ma la soddisfazione più grande è trasmettere l’Eucarestia festiva in streaming e perfino gli esercizi spirituali della Quaresima"

Un esempio che perfino Papa Francesco, da sempre refrattario alle diavolerie della tecnologia, ha deciso di seguire per la sua messa domenicale nella chiesa di Santa Marta. La tecnologia però và a tutta forza soprattutto fra chi, nella Chiesa, si occupa di adolescenti e ragazzi. Chiusi oratori e incontri ecco arrendersi a Internet anche un prete novello di anni 27, assistente dell’Azione Cattolica ragazzi a Piacenza, città massacrata dal virus. 
Racconta Don Simone Tosetti "i tanti gruppi whatsup, che prima nelle classi ci hanno fatto diventare matti, oggi sono diventati le piazze virtuali e ideali per seguire da lontano queste loro vite spesso ferite da gravi perdite di nonni e genitori"

Ma c’è chi ha osato, e oserà promette, molto di più. 
Un applauso tuonante ha concluso domenica 8 marzo la messa della chiesa romana di San Gabriele dell’Addolorata. Ma non perché qualche gruppetto avesse infranto le regole entrando nella parrocchia. Applausi e canti sono arrivati infatti dalle finestre e dai balconi intorno alla basilica. I 4 sacerdoti della parrocchia , acrobati di Dio, si sono arrampicati fino al tetto dove, complice la scala antincendio, hanno portato un piccolo altare con una croce e un microfono per la diretta web. “La nostra gente non può uscire di casa? Noi preti siamo chiusi qui nella canonica? Beh nessuno ci ha vietato di celebrare la santa messa sul tetto!” In verità i quattro moschettieri dell’Eucarestia non avevano annunciato che ci sarebbe stata la celebrazione all’aperto. "Avevamo realizzato solo un breve video sul nostro canale YouTube e sulle pagine di Facebook dove uno di noi sfidava il parroco con una scommessa. Se lui l’avesse persa noi avremmo celebrato la messa sul tetto"  Detto fatto. Il parroco perde la scommessa misteriosa e si parte all’assalto dei tetti. 
La celebrazione è avvenuta accanto al campanile e vicino alle parabole satellitari. Il suono amico delle campane ha annunciato l’inizio, l’amplificazione e lo streaming hanno fatto il resto. Risultato tutto, o quasi, il quartiere Don Bosco intorno alla parrocchia, ha seguito commosso ed entusiasta la messa dal vivo. 
Non basta. L’inventività pastorale dei 4 Don è un fiume in piena. 
È nata così una sitcom: "Vita di Canonica", una specie di telefilm a puntate dove si racconta la vita dei presbiteri nel quotidiano: dalle pulizie di fino, alla cucina di prelibatezze fino alla preparazione delle prossime invenzioni. "Questi giorni di paura hanno bisogno di essere illuminati da sorrisi e noi cerchiamo di regalarli a chi  ne ha più bisogno". Un’occasione per questi preti giovani di uscire finalmente dal seminato e dal vestito disutile del prete burocrate. 

Così, fra i parroci creativi ci sono anche quelli che si ispirano all’arte. 
Don Francesco Pesce, anima e motore della Chiesa della Madonna dei Monti a Roma ha chiamato il suo blog privato: ConAltriOcchi
Il blog si presenta preceduto da un quadro di Picasso, accompagnato da una celebre frase del pittore genio che diceva:  “C’è un solo modo per vedere le cose finché qualcuno non ce le fa vedere con altri occhi”
Al seguito, per i seguaci del blog, riflessioni del Don, ma anche meditazioni corali in streaming. “Covo la speranza che la tragedia del Coronavirus ci aiuterà a trovare quel senso della comunità che avevamo forse perso” mi dice padre Francesco "Oggi i giovani del quartiere si occupano degli anziani con un altro impegno e quando vado a suonare i citofoni delle famiglie difficili, che ho sempre seguito, non sento più gente che litiga e urla dalle case…sarò un illuso? Continuo a credere che il dolore possa diventare una colla d’amore” Vero. 
Tanto che gli iscritti al blog di don Pesce superano ormai i 250. 

Infine l’inventività dei Don Matteo italiani non si ferma neanche davanti all’assenza di mezzi tecnologici. Ce lo insegna padre Andrea Vena, parroco di Bibbiano, che non avendo Internet nella sua parrocchia si è affittato una piccola Apecar, ci ha caricato sopra la statua azzurra della Santa Vergine e va in giro per i quartieri con un microfono a benedire e a consolare i suoi fedeli. 
"Ho chiesto prima il permesso al sindaco" dice Don Andrea soddisfatto "ma non credevo di ottenere tanti successi: la gente accoglie il passaggio della Madonna con canti e applausi dalle finestre. È un modo per far capire agli italiani che la Chiesa non li lascerà mai soli". Sante parole.


Stella Pende

lunedì 30 marzo 2020

Quarantena a casa: tra nostalgie e conti in sospeso

Scatola con foto e ricordi


Eccoci…..per rispondere a tutti gli amici e le amiche che mi chiedono cosa faccio, io che sono, diciamo, un filo elettrica, chiusa in casa a Milano...

Eh sì perché, purtroppo a Mediaset vanno in onda solamente le trasmissioni in diretta e io coi miei reportage sono tagliata fuori, niente troupe!!! Così approfitto (non ho più scuse) per mettere di nuovo mani al libro che sto scrivendo da lustri (storia di una madre coraggio che va a riprendersi il figlio foreign fighter in Siria durante la guerra) e scrivo e scrivo e riscrivo e riscrivo, perché niente di quello che produco mi soddisfa...
e mangio biscotti e mele e cioccolato Lindt con le noci e diventerò come Ave Ninchi, come una mongolfiera riccioluta...

Poi metto in ordine l’archivio... vecchie cassette di vecchi e, modestamente, memorabili interviste... come quella a Fedele Confalonieri dove fu lanciato il CAF... quella a Gheddafi fatta alle due di notte sotto una tenda arlecchino...

E poi le foto: quelle di mio figlio Nicola nano, cioè piccolissimo... allora era il bonsai di Tardelli, suo padre... ritratti di famiglia, con Sara, la prima figlia di Marco e un po’ anche la mia, che teneva in braccio suo fratello stretto stretto come un tesoro.

Immagini che ti obbligano a ricordare che il tempo della felicità, una volta almeno, è potuto esistere... poi negli album che ritrovo nel cassettone la bellezza suprema di mia madre, così presto rapita dall’abbandono di mio padre... La foto con Garcia Marquez quando in Messico (abitava nella capitale a Cale del fuego 123…) dopo un’intervista interminabile mi ha insegnato, sì proprio lui, ad usare il computer... perché io, analfabeta tecnologica, rifiutavo di abbandonare la mia Olivetti, e Vittorio Feltri, allora mio direttore, affetto dalla stessa mania, mi concedeva quel lusso... 
Vabbé non vi voglio tediare ancora... ma credo che in questi giorni molti di noi sono finiti a capofitto dentro le loro nostalgie.

Così per rallegrarvi un po’ vi racconterò di un altro dei miei attuali e importanti impegni di questi giorni disgraziati. E cioè il mio intenso e sfinente studio per l’esame della PATENTE! 
Avete capito bene????…..Sì per riprendere in anzianità avviata il permesso di guidare.
Non sto a dirvi come “ho perso” la mia patente... diciamo che ho avuto una discussione movimentata e incandescente con un vigile... finita non proprio bene...
Beh ho studiato tanto in vita mia e con vario profitto…. ma quest’esame non lo passerò mai... questi maledetti quiz vanno contro ogni rigore di logica… sono trappole infernali…bisogna rassegnarsi alle loro menzogne e, come faceva Paperino imparare a memoria le risposte. 

Un esempio per tutti???
Recita il quiz: 
“se la spia del segnale raffigurato (e il cornuto ti fa vedere il disegno della teierina dell’olio) è accesa vuol dire, PER CASO, che la vostra auto non ha più olio…eh eh eh….VERO O FALSO? VERO, imbocchi tu naturalmente….E invece manco per il ciufolo: PERCHÉ è falso. Risposta: Quel segnale significa che la pressione dell’olio non funziona……come direbbe Sordi da menaje...

Eppure dovrò farcela... immaginate la povera Stella seduta mesta in mezzo a una frotta di diciottenni affamati di guida che cerca di copiare dal computer del vicino? Nemmeno quello... perché ogni esame è diverso... Eppure gli allievi dell’autoscuola milanese che frequento io (Autoscuola delle Nazioni) sono promossi tutti. 
Perché Riccardo Morelli, il giovane professore di teoria e di guida è un asso...
Io resto il suo INCUBO!


Stella Pende

giovedì 26 marzo 2020

Cina: da untori a buoni samaritani

medici cinesi atterrati in Italia per aiutare a combattere il Coronavirus


Adesso sono santi, eroi o samaritani eccellenti. 

I cinesi. 

Ho baruffato una vita con mio figlio Nicola che non ha mai avuto un trasporto eccellente per il popolo giallo... 
"Ma smettila! In Cina ho conosciuto ragazzi, professori, scrittori meravigliosi!" 
Ma lui ama gli animali e l’uso e l’abuso che ne fa da sempre gran parte del popolo cinese non gli permette la giusta obiettività.

Comunque forse anche noi abbiamo perso la retta visione della realtà. 

Improvvisamente la Cina da “untore” diventa la salvezza e l’amicizia. Gli italiani hanno memoria nebbiosa. Basta leggere, e non finirò mai di raccomandarlo, “Spillover”, sublime tomo pubblicato da Adelphi e firmato da David Quammen, scrittore americano straordinario, che per 4 anni ha studiato, girando ogni mondo, virus e pandemie di ogni razza... seguendo gli scienziati al lavoro nelle foreste congolesi, visitando le fattorie australiane e i mercati delle caotiche città cinesi. Tutto per capire come le zoonosi (virus che gli animali selvatici, pipistrelli, pangolini, tartarughe) possono arrivare all’uomo. Cinquecento pagine che si bevono, credetemi, in pochi giorni per ricostruire una mappa perfetta e inquietante della strada compiuta da questi Alien che si annidano nelle nostre cellule. Che fiaccano e poi uccidono il nostro corpo.
Ma  se proprio non avete ancora letto Spillover, basta andare di poco indietro nel tempo. 

Parliamo per esempio della molto citata Sars, la sindrome respiratoria acutissima  causata dal virus Sars-Cov, e cioè una parente strettissima del Covid-19. 
Beh apparve la prima volta, guarda caso, nella zona di Canton nel 2002. Camminò fino al 2003 provocando 800 morti, molta paura e sofferenza. I virologi eccellenti di quel tempo spiegarono che il virus era arrivato da certi banchetti colorati del mercato del pesce cinese dove, ancora una volta pipistrelli, gufi, zibetti e procioni giacevano già squartati, o in attesa di esserlo, mischiati al pescato universale. 
Quale fu la reazione del governo cinese allora? Restare chiuso dentro la censura più potente e non informare né i paesi confinanti, né l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Fin quando nel 2003, una spiata lo obbligò a confessare. 

Un copione che si è ripetuto precisamente anche oggi. 

Il governo cinese ha avuto i primi casi di Coronavirus già a settembre. Ma, come d’abitudine, ha pensato di cavarsela tacendo. Poi quando i morti in Cina sono diventati un oceano ha pensato bene di carcerare la popolazione “colpevole” in casa. Bastonando i vecchi che uscivano di nascosto per mangiare, arrestando i disubbidienti. Certo così facendo ha fermato il virus (ma l’ha fermato davvero?), ma intanto ha permesso che il mondo fosse contagiato dalla loro colpa. 

Al proposito David Quammen racconta in un’intervista al New York Times che i commercianti cinesi della zona di Whuan “vanno a fare la spesa” in certe grotte zeppe di pipistrelli, li catturano, e vivi o morti, li vendono al mercato. Una cultura, qualcuno la chiama così, io la chiamo BARBARIE, che nessun governo dittatoriale (dunque per loro sarebbe anche facile) ha mai voluto cambiare nel corso degli anni. Anzi, nonostante gli appelli, le richieste degli organi dell’ONU, dell’Europa animalista e no, di arrestare lo sterminio di cani, gatti e di qualunque animale sia dotato di respiro (perché troppi di loro mangiano qualunque bestiola che si muove) i banchetti con animaletti e animaloni restano per i cinesi molto alla page. Le vendite ai mercati non sono mai state fermate. Con l’aggravante che l’infame commercio non avviene più dentro villaggi sperduti nelle giungle cinesi, ma nelle capitali più popolose del paese. 

Io chiedo: cosa sarebbe accaduto a qualunque nazione colpevole di  aver impestato il mondo con una pandemia cattiva e mortale come il Coronavirus? Beh l’isolamento, le sanzioni o almeno la richiesta di veder cadere il governo mendace...
Ebbene mai accaduto nulla di tutto questo. Anzi. 

Oggi la Cina vende la sua faccia menzognera come quella di una Madre Universale che viene al soccorso di tutti (spagnoli, serbi, coreani etc), perché manda in Italia i suoi medici, e i suoi scienziati. Perché 3 milioni di mascherine sono atterrate da Pechino con hostess smaglianti e sorridenti. Inoltre signori cinesi eleganti come principi visitano l’ospedale Spallanzani e i burocrati fanno inchini alla Regione Lombardia. Tutto per rafforzare la propaganda del presidente Xi Jinping, che riempie tv e radio, le sue e quelle del mondo, dei suoi proclami samaritani. 

Perché? 

Perché, come dice Vittorio Ferla ne Linkiesta, diretta da Christian Rocca, la Cina rappresenta un polo commerciale troppo importante per l’Italia. Inoltre il nostro paese è il partner europeo di Belt and Road, massiccio progetto infrastrutturale del presidente cinese. Progetto voluto strenuamente dal nostro governo. 

Così, finita o alleggerita la pandemia, seminato il dolore e lo strazio per morti e amati scomparsi, rischiamo di portarci dentro un senso di qualche gratitudine per questa moderna e feroce dittatura. Mai criticata per carità. 

Che dire? 
Mi piacerebbe invece che un ricordo restasse come un tatuaggio nella memoria dolorosa di questo tempo: la faccia giovane e un po’ sognante, del dottor Li Wenliang, quel giovane medico che mesi prima del diffondersi della pandemia cercò disperatamente di avvertire la popolazione attraverso Internet, e che fu duramente punito (non sappiamo ancora come) per aver invocato la verità. 
Una vendetta conosciuta invece è che il Corona Virus ha ucciso il giovane coraggioso che lo voleva fermare. Purtroppo solo ieri la Cina ammette di aver sbagliato col dottore. 
E scarica la colpa sulla sua polizia. 


Stella Pende

mercoledì 25 marzo 2020

Quell'Alien traditore che vinceremo!

ragazzo con mascherina per proteggersi da coronavirus


Sì avete ragione è uno Tsunami che porta via tutto e tutti. 
Un Alien misterioso, subdolo che talvolta si annuncia in tutta la sua cattiveria, uccidendo in un batter d’occhio. E altre, magnanimo, si accontenta di sfiorare soltanto le sue vittime. Agganciandole con i suoi artigli, schizzandole pacatamente col suo veleno... per poi lasciarle andare sapendo che non potranno mai dimenticarsi di lui. 

Un mostro killer dalle sembianze bugiarde di un piccolo pianeta di corallo. Ma che non fa sconti neppure alle stelle (ieri si è presa Lucia Bosè, la regina di Madrid), né ai divi del calcio, sappiamo che ha visitato anche Paolo Maldini e la sua famiglia. Ma non grazia neppure i giganti della letteratura. Si mormora che abbia contagiato perfino Alberto Arbasino, acrobata della scrittura, defunto da poche ore nella sua casa. 

Soprattutto gli piace divorare umani fragili, indifesi, come le migliaia di nonni, di mogli, di mamme, di figli amati che l’Italia piange oggi. Siamo in guerra, dicono. No! Non è una guerra. Io, purtroppo la guerra la conosco bene. Non ne ho perso una da Sarajevo in poi. 

In guerra, sai qual’è il tuo nemico, lo vedi al di là di quelle case martoriate,  senti i suoi spari, annusi la paura della morte...
Alien Covid-19 invece è un traditore invisibile, è l’impensabile, qualcosa che ci è arrivato addosso come la più assurda, la più inaspettata delle mattanze. Una furia che ci ha travolto alle spalle. Qualcosa che oggi ci obbliga a vivere, almeno così accade a me, dentro un film di fantascienza horror sia come attori, ma anche come spettatori. 

Alien non sa però che la fine di questo film, che ci ha tanto terrorizzato, non vedrà la vittoria della sua brutalità. Nel finale della pellicola horror che ci ha costretto a guardare e a vivere,  all’improvviso, quando meno se lo aspetta arriveranno un uomo, forse una giovane donna, magari un gruppo di combattenti e coraggiosi ricercatori. E loro dopo aver passato notti e giorni e mesi in un grande o piccolo laboratorio, troveranno l’antidoto a questa morte impensabile. Perché la scienza, regno del pensabile  e dell’intelligenza vincerà ancora una volta per la vita. 
Basta aspettare ragazzi. Chiusi in casa con le persone che amiamo.


Stella Pende

martedì 24 marzo 2020

Coronavirus... non è il momento di polemizzare!

Dott.Maria Rita Gismondi nel suo studio


E la rabbia comincia a contagiare la paura, come temevo..

Oggi un gruppo di esimi scienziati se la prendono tardivamente con la dottoressa Gismondi, rea di aver minimizzato sul pericolo del Corona virus il 23 febbraio....
vorrei chiedere, guardandoci negli occhi virtualmente, chi di noi non ha in principio un filo minimizzato pensando che mai sarebbe arrivata l’ Apocalisse???

Mi risponderete che Noi gente siamo umani generici e che la dottoressa è una grande scienziata... d’accordo, avrà all’inizio dello Tsunami previsto e temuto solo un lieve terremoto… ma quanti scienziati sul globo terraqueo hanno sbagliato??? forse troppi.

Il Covid 19 è un Alien sconosciuto...una zoonosi difficile da diagnosticare e da curare...la dottoressa, suprema virologa del Sacco, ci sta dando ogni giorno informazioni Importanti che vengono dal suo impegno H24.

Attenzione! Il peggior scenario che può aprirsi in questa nostra terra tormentata è proprio quello di affondare nel pozzo nero della polemica.

No per favore: in questo momento c’è bisogno si di verità ma soprattutto di pietas, di pace, di complicità..

Per favore.    


Stella Pende

lunedì 23 marzo 2020

Pensieri... stiamo sottovalutando la situazione?

ragazza di profilo indossa mascherina chirurgica per proteggersi da coronavirus


Ancora una giornata di addii, di famiglie spezzate, di centinaia di anime che volano via sole,  senza neppure un saluto. 

La Lombardia è sconvolta, ferita mortalmente al cuore. 
Le restrizioni, e i sacrifici però non sono abbastanza. Incontro gente senza mascherina al supermarket...

“ma che vuoi tu? Io non l’ho trovata” 
mi dice un ragazzotto, vero gentleman, mentre mi assesta uno spintone davanti al banco dei finocchi. 
“Bastava che lei mettesse un fazzoletto, una sciarpa, qualunque cosa va meglio che niente” 
rispondo io e intanto penso che non bisognerebbe arrivare alla creatività interventista di una signora che, nel comasco, si è presentata al bancone con un’assorbente femminile schiacciata sulle labbra. 

Perché, mi chiedo, la gente non si ingegna fabbricando mascherine fai da te o fac simili? 
Un modo? Se avete un fazzoletto grande o un tovagliolo metteteci dentro, una striscia tagliata a misura, di carta per il forno. Sarete certamente più protetti che dal nulla. Me lo hanno spiegato i medici. Ma lo hanno spiegato in tanti. 
Invece No: la mascherina non si TROVA e io sfido la bestia così impara! 

Io????? 
Io esco con guanti e mascherina, perché ho avuto la fortuna di averne “covato” in casa una scatola da anni, lasciatami da un generoso dottore quando facevo visite a una ex compagna di scuola che aveva preso l’epatite. 
Ogni volta che la vedevo in bagno, pensavo: che cavolo mi servono ste maschere chirurgiche? Ma poi, chissà perché, son sempre restate lì nell’armadietto della farmacia casalinga. 

Dunque tornando a bomba dicevo che ancora troppi non si arrendono alla disciplina anti-morte. 
Quando esco coi cani, ne ho tre e non posso farne a meno, vedo ragazzi con in mano buste della spesa, spesso “fake”. Ne ho seguito uno per curiosità, è uscito dal portone sotto i miei occhi con lo sportone firmato Esselunga, è arrivato nello spiazzo di Largo la Foppa davanti all’edicolante, ha fumato le sue due sigarette, incontrato la sua amica, e poi è rientrato a casa senza aver comprato un beneamato tubo. Ma vedo anche signore d’età che passeggiano senza alcuna protezione (non molte ovviamente, ma ce ne sono) poi i bus che continuano ad andare e così le metropolitane, sicure chiese di questo Alien che ci sta mangiando la vita. 

“Ah si? E quelli che poveracci vanno a lavorare come fanno ad arrivare nei posti di lavoro?" Insorgono gli amici coi quali parlo del suddetto argomento. 
“Prendono la macchina” e loro: “perché secondo te tutti hanno la macchina?” 
Esiste una famiglia di un lavoratore dove nemmeno uno dei membri possiede un autoveicolo? Se sì , non c’è un vicino cortese che sta chiuso in casa che può prestare il suo mezzo a chi sgobba nonostante tutto? 

Sì, lo so, sono parole che puzzano di talebanesimo. Pazienza. Credo fermamente che se non chiudiamo tutto, proprio tutto, a parte super e farmacie e poste, per le pensioni dei vecchi, dovremmo aspettare ancora molto per vincere la guerra contro questo nemico che troppi chiamano invisibile e che, invece, è terrificantemente visibilissimo. Basta guardare i reportage e le immagini strazianti che ci arrivano sul video ogni giorno dagli ospedali dell’inferno. Basta ascoltare i consigli che i medici supplicano di seguire.  Per curarci. Per salvare la nostra vita. 


Stella Pende

domenica 22 marzo 2020

Sparare sulle ONG ai tempi del Coronavirus... VERGOGNA!

Operatori Medici Senza Frontiere all'ospedale di Codogno per emergenza Coronavirus


Poiché, tanto per cambiare, ha cominciato a girare in rete il solito ritornello sulle ONG "Dove cazzo stanno quei bastardi di Medici Senza Frontiere che ci hanno impestato con gli immigrati etc…" vorrei rispondere a chi potrebbe ancora credere (e purtroppo tali individui esistono anche tra teste alquanto pensanti) a queste fandonie criminali. 

DUNQUE,
Medici Senza Frontiere, come Emergency, Cesvi e tante altre organizzazioni sono già in super azione sul territorio italiano. Gli operartori di MSF lavorano e hanno lavorato fianco a fianco di medici e infermieri a Codogno e a Lodi (per favore guardate il loro sito) ed Emergency sta lavorando a Milano aiutando i vari ospedali. 

Non solo.

Un esempio per tutti? Sandra Napoleoni, medico anestesista, soldato di Emergency, ONG  per la quale ha lavorato combattendo Ebola e colera dovunque in Africa, è stata richiamata oggi dall’ospedale Brotzu di Cagliari per coordinare reparti e medici. 

Che vergogna sfruttare ancora una volta politicamente questa tragedia italiana per tirar la volata ai nemici dell’accoglienza e dell’immigrazione! 

CHE VERGOGNA!