venerdì 12 aprile 2024

Confessione Reporter è: Speciale Ucraina

Si avvicina sabato. Si avvicina la messa in onda del nostro reportage, perché io ho fatto il viaggio ma Luca Rizzo il montatore più bravo, ha regalato a narrazione un’atmosfera è una commozione potente. L’Ucraina e la guerra. Se ne parla seguendo i fatti giorno per giorno.

 Ecco noi abbiamo fatto un viaggio universale. Il fronte, le donne che combattono in prima linea, gli attori del teatro di Kharkiv a pochi chilometri dai russi che cantano la Carme sottoterra nella metro, le lacrime delle madri e le morti dei figli. Vedrete cose che voi spettatori non avete mai visto… 

Vi aspetto domani in seconda serata su Rete 4 con Confessione Reporter.




lunedì 4 dicembre 2023

Un dramma serializzato

Disegno di Giulia Cecchettin


Laudato sia il coraggioso Michele Serra che, primo e solo, ha finalmente spiegato quanto tv, giornali, piccoli e grandi, radio e social, abbiano trasformato il dramma di Giulia, ormai è inutile citarne il cognome, in una specie di serie horror. 

Dettagli raccapriccianti cronometrati al millimetro, coltellate declinate nei tempi dell’uccisione, squarci nella testa e tagli sul corpo di quella povera ragazzina/bambina. 

E poi, osanna, pagine e pagine dedicate all’interrogatorio del Turetta che avrebbe confessato, una vera novità in fatto di femminicidio, Giulia non poteva essere di altri, ma solo mia… 

Una domenica, quella appena trascorsa, che ha visto bar affollati dove pensionati e non, discutevano sul bene dell’ergastolo o se invece la furia di Filippo fosse guidata da raptus di follia.

Infine 5 mila persone attese per il funerale di quella studentessa che mai avrebbe pensato di diventare famosa per aver perduto la giovinezza e la vita. 

Quando finirà? Col funerale Giulia potrà finalmente meritare la pace che meritano gli angeli? 

Chissà…



Stella Pende

venerdì 1 dicembre 2023

Confessione Reporter è: la violenza gratuita dei giovani



Quella di domani sera sarà una puntata di Confessione Reporter molto forte.

Ci chiedono perché ci occupiamo in genere di drammi, di violenza, di emergenze….io vi chiedo come si fa a non occuparsi di violenza in questo tempo in cui una donna viene uccisa ogni due giorni? 

Come si fa a non raccontarvi che, non raramente, a ragazzi e addirittura i bambini di oggi escono la sera col coltello in tasca? 

Come si fa a non raccontare di un signore che mentre cammina tranquillo viene riempito di botte senza motivo da un ragazzo?

Come si fa, se famiglie e genitori scoprono solo davanti al sangue che i propri figli sono capaci di ammazzare? 

Vi aspetto domani in seconda serata su Rete 4.


Stella Pende




martedì 29 agosto 2023

Il mio pensiero a Mariangela Melato

 


Questa foto racconta un programma che ho fatto “qualche tempo fa’” con Giovanni Minoli. Si chiamava Le Ragioni del cuore. Come si vede ero caduta miracolosamente dentro un gruppo di vere stelle del palcoscenico. Belle, famose e importanti. 

La verità è che pubblico raramente foto che non riguardano il mio lavoro di Confessione Reporter, programma che firmo adesso per Mediaset. Ma oggi non ho resistito. 

Ieri sera infatti Rai 1 Techetechetè ha dedicato uno speciale a Mariangela Melato. Una corsa nella vita, professionale e no, dell’attrice (anche se chiamarla così è davvero riduttivo) che ha ricordato agli italiani i mille colori che hanno accompagnato la carriera di questa “unica” e autentica Zelig(in yiddish significa benedetto) dello spettacolo. Mariangela era capace di fare e di essere tutto: dall’ Orestea di Luca Ronconi in teatro alla ragazza che debuttò con Pippo Baudo negli anni 70 uscendo da una valigia, dalla sensuale Raffaella Pavone che  rapisce d’amore Gennarino, Giancarlo Giannini,nel indimenticabile “Travolti da un insolito destino”, fino alla geniale e infrangibile ballerina di All Paradise. Mariangela era una prima della classe: studiosa, votata alla perfezione fino ad entrare nella carne dei personaggi che interpretava. Ma nello stesso tempo aveva protetto la purezza della sua anima di bambina. 

Uno dei rarissimi casi in cui l’intelligenza e il talento si sposavano perfettamente all’innocenza.  Sempre. Ha avuto amori difficili, come lei stessa ha confessato, ma un solo compagno di vita: Renzo Arbore. Che, come molti di noi, non ha mai smesso di amarla. 


Stella Pende

sabato 20 maggio 2023

Confessione Reporter è: l'elisir di lunga vita

Confessione Reporter è: l'elisir di lunga vita



Ci siamo ancora.

Questa volta arrivo da 2 viaggi straordinari che non posso dimenticare: il primo nel profondo sud della Sardegna più selvatica, rocce affilate, cespugli di rovi amaranto e mare color del vetro.
A Teulada ho incontrato tre potenziali “immortali”, così voglio chiamarli. Salvatore Deidda,Stefano Ballisei e Concetta Lippi hanno passato la barriera del tempo umano e cioè i cento anni. Sono brillanti, accoglienti. Vivi.
La loro memoria totalmente intera. I ricordi trasparenti e limpidi. Gente che ha visto 2 guerre e che ha passato una vita di lavoro duro e potente. 
Salvatore pastore già a 5 anni, Stefano, che pare un principe delle rocce, ha girato il mondo come manutentore di aerei. 
Concetta che ha lavorato giorno e notte per 100 anni.

Ma perché un uomo e una  donna possono vincere la vecchiaia con tanto ardire?
La risposta l’ho trovata in America che ho girato in lungo e in largo per incontrare gli scienziati star della longevità. Ricercatori, biologi, gerontologi che da 30 anni studiano il DNA degli animali più longevi,che hanno scoperto, magari dalle cellule del lievito (quelle più uguali alle nostre, quali sono i meccanismi per vincere la malattia, perché così la definiscono, dell’invecchiamento.
Che giurano, come Valter Longo, che chi seguirà la sua dieta speciale e il digiuno potrà guadagnare almeno 5 anni di vita…

beh sono stata rapita dai credo di questi juvenologi e sarete contagiati anche voi seguendo le loro voci, le scoperte e le fatiche.
Chi non sogna di arrivare a cent’anni in ottima salute? Ma seguendo sabato sera la nostra inchiesta, i vostri sogni diventeranno veri. 

Vi aspetto Sabato 27 Maggio alle 23:30 su Rete 4 


Stella Pende




domenica 2 aprile 2023

Il mio saluto per Gianni Minà

Gianni Minà saluta sorridente


Ciao amico mio amato,

Adesso che tutti  i vecchi amici, ma soprattutto i nuovi, ti hanno celebrato, voglio darti il mio saluto anche io. Quando te ne sei andato lavoravo in America e non sono riuscita nemmeno a salutarti, né ad abbracciare Loredana, la donna della tua vita, che non solo ti è stata sempre accanto, ma con quell’ultimo reportage firmato da lei ha fatto capire a chi non ti conosceva , pochi, quale giornalista meraviglioso sei stato. 

Anche se i critici trinariciuti e qualche giornalista ha rosicato più di una volta . Perché non facevi parte del salotto buono del giornalismo Gianni, perché hai fatto un’intervista unica a Fidel Castro e, nessuno, c’era mai riuscito. Perché andavi a mangiare da Checco il carrettiere con Sergio Leone, Robert De Niro, Gabriel Garcia Marquez, Mohamed Alì e Ivana Spagna.  Perché riuscivi a far parlare Maradona di canzonette e Adriano Celentano di calcio. Perché Mennea prima di vincere le Olimpiadi ha voluto stare con te. La verità è che nel mondo del giornalismo eri un alieno. E come ET sei riuscito a parlare al cuore degli dei come a quello di tuo fratello. E gli dei si stupivano di questo tuo coraggio d’ umanità e si consegnavano a te come a nessuno. Io e te abbiamo lavorato insieme. Soprattutto a Blitz, dove tu eri Gianni Minà e io una pulce innamorata del giornalismo. A Milano, dove Giovanni Minoli, aveva voluto gli studi, venivo a svegliarti all’Hotel de Milan  quando mancava solo un’ora alla messa in onda. "Gianni, porca miseria, devi intervistare il Nobel della fisica e non hai ancora visto la scaletta dell’ospite!". Ti stropicciavi gli occhi, davi un’occhiata al mio foglietto e poi, cominciata la trasmissione, pareva che il premio Nobel l’avessi vinto tu. Avevi una cultura grande e colorata. 

Eri curioso, leggevi di tutto e di più ed era impossibile beccarti impreparato. Per questo in tv eri rilassato come nella tua vasca da bagno. Ti devo molto, perché ho spiato tanto il tuo lavoro, ma soprattutto perché mio figlio Nicola c’è anche per merito tuo. Quella notte del 12 luglio 1982, cioè la sera dopo aver vinto il campionato del mondo, Giovanni Minoli ha messo insieme un Mixer condotto da te dove sono venuti in studio Paolo Rossi e Marco Tardelli. Gli altri della squadra erano in collegamento. Beh per un’improvvisa indisposizione mancava solo il Papa. Da Moravia a Sordi, da Monica Vitti a Mariangela Melato. Dopo la trasmissione mi hai invitato a cena da te. “Mah non so…”ho detto sostenutella. Invece ero già lì, a via Blumestil 75. Quel tuo indirizzo non lo dimenticherò mai. A casa tua, imprigionata dai paparazzi, c’erano Nino Benvenuti, Antonello Venditti  e guarda caso anche Paolo Rossi e Marco Tardelli che non conoscevo. E proprio Marco, bello e misterioso che Apollo era una comparsa , è diventato  con amore il padre di mio figlio.

Un bacio grande Gianni.

Stella Pende

sabato 10 dicembre 2022

Confessione Reporter è: il dolore e il coraggio del popolo iraniano

stopframe animazione Confessione Reporter donna iraniana che protesta tagliandosi i capelli



Due giorni fa hanno impiccato Mosen Shekari. Aveva fermato una strada durante una manifestazione e ferito un Pasdaran. Almeno undici fra i ragazzi arrestati aspettano nella sala della morte.

È un bagno di sangue. E il mondo tace.

Qualche manifestazione, qualche appello... Noi non potevamo tacere e Sabato 10 Dicembre dedichiamo una puntata al dolore dell’Iran e al coraggio del suo popolo.

Vi aspetto in seconda serata su Rete4 con ConfessioneReporter.



Stella Pende




sabato 3 dicembre 2022

Confessione Reporter è: preti pedofili

Confessione Reporter è: preti pedofili



In questa nuova puntata di Confessione Reporter affrontiamo un dramma di cui si è parlato molto sui giornali e tv: la pedofilia nel mondo dei religiosi.

Abbiamo raccontato di preti sposati, di figli di preti, ma l'idea che un religioso, chiunque esso sia, possa approfittare dell'innocenza del bambino, del ragazzino che gli si affida... no quello no!

Poi ho saputo di un ragazzino che dagli undici ai quindici anni ha subito inerme la violenza di un prete. Un ragazzo che ci ha confessato la sua disperata solitudine, l'omerta' della chiesa che lo isolava, il dolore che gli ha schiantato il cuore.

e allora abbiamo deciso di entrare nel tunnel…  

Perché la pedofilia è un veleno terribile che da secoli si insinua nelle parrocchie, nei seminari, un peccato mortale invisibile e nascosto troppo spesso dalle tuniche rosse di certi vescovi e prelati che hanno permesso a questi diavoli santi di continuare a delinquere.

Vi aspetto sabato 3 Dicembre in seconda serata su Rete 4.


Stella Pende

sabato 26 novembre 2022

Confessione Reporter è: la guerra della Russia

 Illustrazione di Putin sulla bandiera Russa in rovina

Eccomi davanti a una va nuova avventura...perché per me questa trasmissione è sempre un viaggio per capire di più e per cercare di far capire a chi mi segue.

Il giornalismo si fa con gli occhi diceva Kapuscinkj, il più grande reporter degli ultimi 50 anni.

Si, il reportage si fa guardandolo, toccando le anime della gente, cercando di rispondere a domande a cui nessuno risponde. In questa nuova serie di Confessione Reporter volevo, dovevo parlare di questa guerra che, purtroppo, sarà ancora così lunga...

La guerra continua. Perfida, drammatica, inutile. Putin  ha bombardata  gli impianti di elettricità  e  le case. Gli ucraini muoiono nel bagno di sangue e nel freddo. Lo vediamo tutti i giorni e tutti i giorni gli siamo più vicini. Ma arrivati a questo punto crediamo giusto rispondere a una domanda importante: cosa pensa il popolo russo di questa guerra? Cosa pensano le madri russe orfane di figli e i soldati obbligati a combattere una guerra criminale? Cosa passa per la testa a studenti e ragazzi della strada? Cosa provano coloro che questa guerra la combattono e cioè i dissidenti obbligati a scappare all’estero abbandonando la loro terra? 

Allora abbiamo raccolto le loro voci
Le storie e il dolore  ma anche l’aggressività che ogni guerra porta insieme a disperazione e rabbia. Arrivano dalle province più piccole della Russia e da Mosca. Dalle strade e dai cimiteri. Per farvi capire che le vittime della guerra sono alla fine i figli di qualunque popolo, sono i soldati di qualunque esercito. Sono le madri e le mogli. I figli e i ragazzi...

Vi aspetto Sabato 26 Novembre in seconda serata su Rete 4 con una nuova edizione di Confessione Reporter.


Stella Pende




sabato 4 giugno 2022

Confessione Reporter è: Afghanistan, in guerra per la vita

Stopframe di animazione da Confessione Reporter 2022 - Afghanistan


Ci avviciniamo insieme alla puntata di Confessione Reporter che racconta l’Afghanistan di oggi.

Ci avviciniamo a questo film struggente e straziante che racconta un popolo ammazzato dall’arrivo dei talebani...

Quando i guerrieri di Allah sono entrati a Kabul lo scorso agosto eravamo tutti afghani, tutte afghane. Come salviamo le bambine? Come faremo scappare dal paese le artiste, le scrittrici, le pittrici o semplicemente le donne da quella terra che è diventata per loro la tomba della libertà e della vita? 
E giù promesse di giornali e di cittadini, promesse di accoglienza, di futuro, di memoria...

Poi, tornati dalle vacanze, il buio. 

L’Afghanistan evapora dai nostri palcoscenici... Anzi se gli afghani più poveri arrivano coi barconi li respingiamo perché hanno la pelle cappuccino e perché sono tornati ad essere profughi di serie Z.

Che vergogna!

E allora noi ci siamo andare a Kabul! E siamo andati nei villaggi dove le famiglie vendono i figli per sopravvivere. Dove gli uomini, padri e fratelli si tolgono un rene per mandare avanti la famiglia.

Guardateli per favore.

Lo so, c’é la guerra in Ucraina, i nostri fratelli ucraini soffrono e muoiono... e noi vorremmo tanto aiutarli! 
Ma vogliamo anche che il mondo rifletta e guardi  alle altre vittime di guerre e di occupazioni.
Per far si che il vostro sguardo cammini col nostro accompagnateci in questo viaggio!

Vi aspetto Sabato 4 Giugno in seconda serata su Rete 4


Stella Pende

sabato 28 maggio 2022

Confessione Reporter: uomini che subiscono violenza

Ed eccoci alla puntata più scomoda... quella che ci ha fatto pensare, interrogare, dubitare di più…tre mesi fa avevo incontrato in un ospedale un ragazzo dalla faccia stracciata. Si stracciata, gonfio, con la pelle rattoppata. Gli ho chiesto che gli era successo: 
È stata una donna.
Un
a stalker che non accettava l’abbandono.
Notte bianca... ma allora il copione può essere girato al contrario?
Ma allora anche gli uomini possono subire violenza?

Ho cominciato ad interrogarmi sulla questione, ma poi mi son detta: no, lasciamo stare. In un paese che vede ogni giorno l’orrore di una donna uccisa non si può parlare di violenza sui maschi!
Ma io credo fermamente che la verità alla fine ti scova.

Mi contatta una psichiatra di San Benedetto del Tronto che avevamo sentito per uno dei reportage sui figli del femminicidio "Stella, guarda che tra gli altri stiamo accogliendo anche casi dove sono gli uomini a subire violenze psicologiche e materiali" 
A quel punto questa realtà nascosta mi incuriosisce, mi interessa.

Prego la nostra Giulia Pezzolesi di andare a San Benedetto e di cercare di capire... e abbiamo capito. I maltrattamenti, le violenze esistono anche per loro. E quando accadono e cercano aiuto, ribadisco in un paese dove una moglie, una fidanzata, un ex compagna al giorno viene uccida spietatamente, gli uomini non sono sempre ascoltati e soccorsi. Soprattutto non sono creduti.

E allora siamo volute andare a fondo, abbiamo indagato, trovato voci e storie... sappiamo che questa è una verità scomoda e dolorosa, ma facciamo i giornalisti. 

Nel secondo blocco della puntata troverete invece la risposta alla domanda: che cosa passa nella testa di un uomo che sta per ammazzare brutalmente una donna amata? Quale furore, quale rabbia, quale forsennata violenza governa i suoi gesti? Molte sono le voci dei maschi che la violenza l’hanno frequentata troppo.

Vi aspetto sabato 28 Maggio in seconda serata su Rete 4.


Stella Pende

giovedì 19 maggio 2022

Torna Confessione Reporter: Sabato in seconda serata su Rete 4

Eccoci finalmente ad una nuova stagione di Confessione Reporter. Una stagione speciale, perché è quella del suo 10° compleanno!
Per festeggiare ci siamo regalati un nuovo studio virtuale, di cui vi mostro un'anteprima:

Stella Pende nel nuovo studio virtuale di Confessione Reporter



Sabato 21 Maggio andrà in onda su Rete 4 la prima puntata. Inizieremo con una “radiografia” di Cuba, Paese che ha realizzato tre vaccini anti Covid e ha immunizzato il 97 per cento della popolazione, inclusi i bambini dai 2 anni.

Successivamente parleremo anche di violenza, ma in modo controcorrente, cioè dal punto di vista maschile. Indagheremo cosa c’è nella mente dei violentatori, ma anche degli uomini che subiscono abusi.

La terza puntata sarà dedicata alle sette, da Scientology a quelle nostrane, che con la pandemia hanno visto raddoppiare i “clienti” a cui rubano la vita e gli stipendi.

E dopo la quarta puntata sull’Afghanistan dove, con il ritorno dei Talebani al potere, la condizione delle donne è tornata indietro di 100 anni, chiudiamo con una serata sull’Ucraina in cui diremo ciò che non è stato ancora detto sulla guerra in corso.

Vi aspetto quindi Sabato 21 Maggio in seconda serata su Rete 4.
Non mancate!

Stella Pende



sabato 27 novembre 2021

Dov è sparita Peng Shuai dopo la denuncia di molestie subite?

La campionessa femminile cinese Peng Shuai



Dov'è finita Peng Shuai, la più forte fra le tenniste cinesi dopo aver denunciato violenze sessuali da parte del potentissimo boiardo di governo Zhang Gaoli? 

Dal giorno in cui l’atleta ha fatto esplodere la bomba in rete infatti di lei non si sa davvero cosa sia accaduto... mai più affrontato un match, mai più una parola... tranne un'ambiguissima email con foto spuntata dal nulla dove lei rassicurebbe i suoi fan:

“sto bene…ho bisogno di stare da sola” 

È incredibile come i cinesi si concedano il lusso di prendere in giro il mondo intero, perché sanno che il mondo intero ha bisogno di loro! Continuano ad ammazzare colpevoli di truffa allo stato o di spionaggio, continuano a far lavorare segretamente bambini dentro cantine o garage, e, a quanto pare, continuano ad azzittire, o a far sparire, le donne coraggiose che hanno avuto la forza di denunciare una violenza subita da un loro governante.

In America il violentatore sarebbe già preda del tribunale dei media e obbligato a discoplarsi davanti ai giudici. La cina ha regole e reazioni diverse. La storia di Peng è lo specchio della condizione femminile in quella che oggi è di fatto la seconda superpotenza del mondo. Ma è anche un esame di come e quando l’occidente voglia chieder conto a quella nazione sul rispetto dei diritti umani e cioè zero. Ma l’Europa, l'America e altre paiono aver dimenticato, e anche noi, il coraggio di Peng. 

il chairman e ceo della Wta -associazione di tennis femminile- Steve Simon ha ribadito alla CNN che se non si avranno vere e nuove apparizioni della campionessa della racchetta lui farà annullare tutti gli incontri di tennis stabiliti con la Cina nel 2022. Roba da centinaia di milioni di dollari.

A Steve il nostro applauso più sentito, a Peng la nostra speranza, al governo cinese...


Stella Pende

venerdì 26 novembre 2021

Aiutiamo Raimondo e Scarlette a non finire sulla strada

Un uomo e il suo cane osservano il tramonto

Raimondo è un uomo giovane di 46 anni. Era anche un giovane marito e un padre affettuoso. Aveva un lavoro da impiegato. Eppure oggi non gli resta più nulla. Ha dovuto lasciare la casa a sua moglie dopo la separazione, ha perso il lavoro durante il covid e la sua bambina è finita per cause assurde in una casa famiglia. Lui non ne parla. Non vuole pietismo, non vuole le sue lacrime. Con molti amici abbiamo cercato di aiutarlo a trovare un lavoro in ogni maniera. associazioni di volontariato, uffici pubblici e privati...nulla. Ogni volta si apriva una finestra di speranza. Ogni volta si affondava nel buio. Oggi sta per accadere il peggio. Raimondo non può più permettersi la piccola casa che divide con Scarlette, una  segugina avanti con l’età che è la sua unica medicina contro la solitudine.  Dunque il 15 dicembre, praticamente domani,  sarà in mezzo alla strada con il suo cane. 

“io a dormire nei rifugi non ci vado perché non vogliono Scarlette e lei al canile non ce la porto. Piuttosto muoio di freddo. Ma con lei”. 

Davanti a questa paura qualcuno ha avuto un’idea... e se noi, per cominciare, regalassimo a Raimondo un piccolo camper? Un camper usato, ma dignitoso, dove lui, per adesso, potrebbe vivere con  la sua cagnina  e andare a trovare sua figlia senza fare chilometri a piedi come succede ora. Mi aiutate a far vero questo sogno? non voglio ricorrere a De Amicis…ma tra poco è natale... non  neghiamoci la possibilità di fare un regalo assoluto a Raimondo e a Scarlette. Ma soprattutto  è a  noi  stessi che non dobbiamo negare un regalo tanto importante  . 

chi  volesse unirsi a noi può inviare la sua donazione a questo iban:

it54h0886953150000000002058  
Relax banking  Marzio Spinedi


Queso signore è un amico che sta occupandosi di tenere le fila di tutta la raccolta.
grazie.




Stella Pende


domenica 12 settembre 2021

Perché dimenticare tanto in fretta?

Donne afgane protestano contro il regime talebano per i propri diritti
Foto da The Guardian.com

Donne con la faccia libera dai veli carnefici. Donne che hanno urlato la loro fame di libertà guardando in faccia la paura. Donne che hanno sfilato a Kabul verso il palazzo presidenziale per  avvertire gli occupatori che non si rassegneranno al carcere che ha imprigionato le loro madri e le loro nonne. Ma quelle sessanta, tra ragazze, bambine e madri che hanno marciato sabato scorso nelle vie della capitale dell’Afghanistan ostaggio dei nuovi talebani, sono state fermate con la violenza. Con le spinte. Con le bastonate. Ma non credano i Nuovi talebani che  potranno fermarle ancora una volta. Quelle femmine eroine sfideranno il carcere, forse la morte, ma nessuno ormai potrà comprare né ascoltare il loro silenzio. 

Da settimane ormai da tutto il mondo arriva l’abbraccio e la commozione per le “nostre” afghane di oggi. Appelli, aiuti, articoli, programmi televisivi raccontano della sorte di queste nostre sorelle che dopo un tempo di conquiste, di scuole, di  studi e di lavori rischiano di affondare ancora una volta nelle sabbie nere del fondamentalismo islamico. Ma un pensiero mi arriva nella testa da giorni e giorni: è vero che l’Afghanistan è stato fatalmente rapito dagli orchi del burqa... é vero che la cronaca si occupa giustamente dei destini di quel paese sfortunato e addolorato da troppi anni... ma quanto durerà tanto interesse, tanta partecipazione, tanta indignazione? L’autunno  delle nostre politiche, delle nostre finanze, dei nostri problemi asciugherà forse la comunione e la solidarietà con i cittadini afghani?  È davvero un grande timore il mio.

Corsi e ricorsi…Chi parla, chi pensa oggi infatti  a quella che era la terra più bella, più brillante, più affascinante del Medio-Oriente, una terra che oggi non esiste più, perché una guerra feroce voluta da un dittatore  brutale, Bashar al Assad e dai mostri dell’Isis, l’hanno ridotta a un cumulo di rovine e di pianto? Chi ci parla più delle donne e delle bambine siriane che l’Occidente ha abbandonato a una sorte feroce? Che hanno perso case, famiglie, scuole e futuro? 
Selim un caro amico di Aleppo, ieri professore di letteratura in quella città divina martoriata e oggi operaio in una fabbrica aBrescia, mi ha detto qualche giorno fa: “sono scappato dal mio paese e dalla mia vita dopo aver perso due figlie e una moglie sotto un bombardamento. Perché nessuno si ricorda di noi, perché nessuno piange la nostra terra di morti?"

Perché???


Stella Pende

giovedì 9 settembre 2021

Bangladesh, la lettera dalla mia amica missionaria

La storia di un ragazzo bangladese raccontata nella lettera di una suora missionaria

Questa una lettera che mi arriva dalla mia amica Suor Roberta. Vero eroe del bene. 
Scrive dal Bangladesh dove dirige come medico-chirurgo un ospedale che cura in particolare lebbra e tubercolosi. Le sue parole, credo, valgono più di ogni commento, articolo, talk show,pensieri e vaghe opinioni in merito.

Grazie Roby


Shumi è quella donna di cui avevo parlato qualche mese fa che era stata picchiata dal marito alla presenza dei due figli: Rizaul di 12 anni e il cucciolo Sirazul di 5 anni, un cucciolo bellissimo con un cromosoma in più, il 21 e che lo rende davvero particolare e simpaticissimo.
Avevo mandato a suo tempo i miei collaboratori a vedere la situazione in casa e mi hanno riferito che il marito ha tre mogli e quindi non ha i soldi per dare da mangiare a tutti, ma anche Shumi è al terzo matrimonio.
La loro condizione è davvero miserabile e anche questi cuccioli sono aiutati da amici ma... che cosa prova un ragazzino di 12 anni che vede e sente sempre i genitori che non si amano?
La scorsa settimana Shumi è venuta a dirmi che Rizaul era scomparso da casa da 5 giorni e che non sapeva che cosa fare. Le ho chiesto che cosa avesse fatto il marito e lei mi ha detto che non aveva fatto nulla e che dovevo andare io alla Polizia.
 lo???
Straniera e suora, la condizione peggiore per andare alla Polizia, mi avrebbero chiesto un sacco di soldi. Così ancora una volta il mio collaboratore è andato e ha parlato con il responsabile del quartiere. Qui ci sono i commissioner che sono appunto i capi del quartiere che hanno la responsabilità di mettere a posto tutte le faccende strane che sorgono all'interno delle famiglie.
E così il commissioner gli ha detto di non preoccuparsi che il ragazzo sarebbe tornato a casa, non è né la prima né l’ultima volta che succede. Dicendo anche che da due genitori così noi ci si può certo aspettare che i figli vengano su bene!
Che male quelle parole ma anche vedere che nei genitori non c'era il minimo segno di interessamento e di sofferenza per questa sparizione.
lo ero preoccupata, ha cominciato a frequentare i bambini della stazione e non è un bel giro, ma noi non ci possiamo andare a vedere, sono una straniera, non ci posso andare in certi posti.
Alla sera del settimo giorno Rizaul è stato trovato proprio dalla mamma, alle 11 di sera in stazione e hanno avvisato il mio collaboratore.
La mattina dopo ho voluto vedere subito il cucciolo, me lo ha portato qui e mi ha detto che era stato a Dhaka in treno, prima ha detto da solo, poi invece con un amico, che non ho chiesto chi fosse. Mi ha detto che lui è piccolo quindi in treno è andato senza pagare e che poi ha deciso di tornare.  Non vuole stare in casa sua, in quella famiglia, è stanco di sentire i suoi genitori urlare e discutere.
Appena è arrivato mi è corso incontro e mi ha abbracciata, io non sono riuscita a dirgli niente se non baciarlo ma poi ho cercato di fargli capire la gravità della cosa. Gli ho chiesto se era contento di andare in un’altra casa dove poter studiare e stare con altri bambini (stavo già pensando alla casa famiglia di Rudy) e lui si è illuminato e ha detto sì, eravamo soli io e lui, la mamma era con il cucciolo più piccolo. Gli ho chiesto cosa avessero detto i genitori al suo ritorno e se lo avessero sgridato o picchiato, mi ha detto che papà lo ho sgridato, la mamma non ha detto nulla e il fratellino lo ha abbracciato e baciato!!
Per fortuna ci sono i bambini...
Così gli ho detto che avremmo dovuto parlarne coi genitori e lui mi ha detto di parlarne con la mamma perché tanto al papà non interessa di sicuro.
La mamma ha detto di sì e anche lei ha ribadito che al papà non interessa nulla, ma io devo chiedere anche a lui.
Così, dopo aver parlato con Rudy che mi ha dato la sua disponibilità ho convocato il padre che davvero ha dimostrato tutto il suo disinteresse dicendo che avrei potuto portarlo anche lontano e in Italia, che lui non avrebbe avuto obiezioni.
Il silenzio è sempre la risposta migliore in alcuni casi, da una parte il desiderio di dare una martellata sulla testa a quel padre e dall'altra la consapevolezza che non ce la fanno a prendersi cura dei cuccioli.
E così ancora una volta due forze si uniscono per dare nuova vita: mercoledì io e Rudy siamo stati a casa loro e la prossima settimana Rizaul andrà alla casa famiglia e inizierà il suo cammino insieme ai ragazzi. Speriamo vada tutto bene e si riesca a fare un cammino di crescita insieme agli altri anche per lui.
Non ho molto da commentare rispetto ai racconti fatti, ringrazio sempre il Signore che mi permette di essere d'aiuto per questa gente, essere loro vicina mi permette di curare non solo le ferite del corpo ma anche quelle dell'anima che sono quelle più nascoste ma che forse e spesso si risolvono con una carezza e un sorriso.
Nonostante la fatica dell’indossare la mascherina, la situazione attuale che vivo è quella di poter avere un contatto più profondo con la gente attraverso lo sguardo che diventa più profondo, più vero, gli occhi dicono molto più di quello che a parole a volte si riesce a percepire, e in questo momento mi piace questa profondità e intesa di sguardi, soprattutto con le donne.
Non so definire la reale situazione legata al covid, i numeri, i contagi, i morti, sono tutti sempre un po' approssimativi, so solo che la strada è lunga, ed è difficile far capire che si deve portare la mascherina, troppa gente ancora per strada non la porta, troppa gente ancora non tiene le distanze. 
Per me andare a messa la domenica mattina è una sofferenza grande, ancora gente ammassata e ancora qualcuno senza mascherina. Quando impareranno?
Non mi resta che cercare di non prendermela troppo e continuare a credere che c'è un angelo speciale che protegge questa gente che ha già tanto da soffrire.
Abbiamo avuto un aumento dei cassi di Tubercolosi e Lebbra in questo mese segno che il nostro servizio è ancora prezioso.
Ti chiedo come sempre di accompagnarmi con la tua preghiera così come io ti assicuro la mia!
Un abbraccio
Roby



lunedì 5 aprile 2021

Sara Turetta, una vita per i cani

Sara Turetta di Save the Dogs


Con grande ritardo, purtroppo il mostro ha catturato anche me, arrivo alla nuova campagna dell’amica Sara Turetta, coraggiosa madre di cani abbandonati e presidente di  Save the Dogs and other animals

Sara dal 2001 abbandona il suo lavoro di pubblicitaria e si trasferisce in Romania per aiutare i cani randagi da sempre in quel paese malmenati, abbandonati, uccisi. Una storia meravigliosa di generosità, ma anche di molta determinazione, che le fa fondare un canile a Cernavoda, nelle campagne rumene dove anche io sono stata con il mio amico Francesco Cito, fotografo speciale. 

Immagini, giorni, incontri con cani dannati dalla paura e dalla cattiveria disumana, ma anche felicità davanti alla potenza d’amore di Sara e dei suoi amici volontari. 
Immagini e voci che resteranno sempre tatuate nei miei occhi. Storie che possono essere anche vostre. perché Sara le ha raccontate nel suo libro “I Cani, la mia vita”. Pagine imperdibili per chiunque creda che la cultura, la società e, si, anche la politica, debba finalmente dedicare attenzione e fatti ai bisogni degli animali

Ma Sara è un fiume in piena. La sua creatività si accende molto quando si tratta di aiutare i nostri fedeli amici pelosi. Oggi infatti, con la collaborazione di Green Impact, ha appena lanciato un rapporto sui cani a catena in Italia. Rapporto scioccante che racconta quanti cani torturati a vita da un cappio di ferro ci sono ancora nel nostro paese. 

Nostante gli etologi e i professori di materia canina dicano che tenere un cane a catena sia realmente una forma di maltrattamento e di violazione delle necessità dell’animale in Italia non molti la pensano così. Dopo le pressioni di volontari sulle regioni, alcune di loro hanno legiferato al proposito. Ma non è assolutamente detto che la legge venga applicata. Altre, come la Calabria per esempio (dove la legge risale a 28 anni fa) dove la catena è troppo spesso permessa. 

"le regioni devono rivedere con urgenza le leggi che regolamentano  la detenzione a catena" dice Sara. 

E quando Sara Turetta promette una guerra contro qualunque violenza sugli animali guerra sarà!


Stella Pende

giovedì 18 marzo 2021

La prima gioia: Francesco e Caterina tornano a casa

La mamma di Cuneo con i suoi 4 figli



Non è tempo di gioie, non vedo neppure il cielo azzurro che oggi, come un anno fa, all’inizio dello Tsunami virale che ci ha sconvolto la vita, brilla di primavera. Come una ricompensa, come un riscatto. 

Ma oggi la luce di questo mio 17 marzo splenderà fino all alba. E domani ancora… Perché Francesco e Caterina, i figli più grandi di Alma Badino, la madre di Cuneo, privata di 4 figli, dopo aver denunciato il marito per abusi sui suoi stessi figli, sono tornati alla casa materna. 

"Stella aiutaci, ci hanno separato in 4 comunità diverse solo perché abbiamo detto la verità, io non ce la faccio più a vivere cosi” mi aveva detto quel ragazzo supplicandomi troppe volte. E allora, anche se avevo mille incertezze, mille dubbi sulla giustizia di entrare nella vita infelice di quei bambini, di esporli, di metterli ancor più in pericolo, ho deciso di raccontare la loro storia. Senza giudicare né madre né padre... Per loro. Solo per loro. 
"Per quei poveri figli" 
così ho chiamato il mio reportage sull’alienazione familiare, dove l’odissea dei bambini sfortunati e schiantati nel cuore come loro soffrono nel silenzio. 

"Dopo tanto lavoro, aiutata da colleghi, avvocati, psicologi coraggiosi, oggi so che abbiamo vinto almeno una parte della battaglia. Quando me l’hanno detto ho avuto la forza di piangere ancora... dopo tante lacrime” mi ha detto Francesco oggi al telefono "Ma adesso dobbiamo tirare fuori mio fratello e la mia sorellina, non ci abbandonare, non ci dimenticare. Loro sono ancora soli”.

No Francesco, io e i miei amici e tutti coloro che vogliono il vostro bene, non ti dimenticheremo. Non lasceremo più soli i tuoi fratelli.


Stella Pende

domenica 31 gennaio 2021

Basta cellulari ai bambini

Antonella Sicomero, la bambina vittima di una sfida su Tik Tok



La bambina Antonella Sicomero se n’è andata in una bara bianca come la sua innocenza, circondata da una nuvola di palloncini rossi e dal pianto dei suoi poveri genitori. 

L’autopsia su questa figlia di dieci anni ha confermato una morte per strangolamento. Antonella si è soffocata stringendo al collo la cinta del padre per dimostrare quanto poteva resistere senza respiro. Un tentativo, forse, di battere i suoi coetanei sulla gettonatissima piattaforma  Tik Tok in quella gara della morte. 

È un gioco che si fa ormai troppo spesso, sempre pare, dai racconti della polizia postale, dai professori di adolescenti, di medici e altri. E questo maledetto alien del coronavirus ha potenziato l’isolamento dei bambini e dei ragazzini che  hanno  capito sempre  meglio che la rete può osare molto di più della vita. 

Esempi? Nel 2020 la pornografia fai da te è cresciuta, anzi triplicata, nel fantastico mondo degli adolescenti. Non più video comprati e guardati di nascosto con amici e compagne, ma filmati casalinghi dove le ragazze e i loro amici  fabbricano su misura porno e quant’altro per distribuirli al miglior offerente, diventando così imprenditrici del proprio corpo. Inoltre consacrazioni e inni al suicidio. Non sapremo mai quanto saranno state ascoltate. Pedofili in agguato sulla rete che offrono sfacciatamente a ragazzi e fanciulle denari in cambio di favori sessuali. 
La tragedia è, che spesso, trovano spesso clienti.

Si parla di lato oscuro della rete, suonano su tv e giornali i molteplici gli allarmi, i casi, le tragedie orrende come questa.
Domanda: si sa che è difficile resistere alle insistenze dei figli in merito…ma non sarebbe il caso che i genitori smetessero di comprare cellulari e parenti ai figli ancora bambini? 



Stella Pende

mercoledì 30 dicembre 2020

Poche righe. A chi importa della violenza sui diritti umani?

Ruhollah Zam, Patrik Zaky, Zhag Zhan, Giulio Regeni



Poche righe. Righe  distratte. Ultime pagine. 
Cosi si comportano in massima parte giornali e televisioni italiane davanti alle violazioni potenti dei diritti umani che, complice il Covid, passano in questi mesi in sordina. Violazioni e violenze che, guarda caso, riguardano sempre e comunque gli attori coraggiosi di ONG, di associazioni, di gruppi che, contro i governi dittatoriali, appoggiano i bisogni, le sofferenze e l’ingiustizia subita dai fragili del mondo. 

Poche righe per raccontare la prigionia di Zhag Zhan, giovane blogger e avvocata, condannata a 4 anni di carcere. 
Nel gennaio 2019 Zhag è stata la prima ad atterrare a Whan per “documentare” gli strani casi di polmonite che uccidevano gli abitanti della città. Per settimane l’attivista ha raccolto le voci di quei poveretti, dei signori delle pompe funebri, di medici e infermiere e infine quelle dei virologi per diffonderle su YouTube. Le sue inchieste hanno aiutato i cinesi a scoprire una crisi inedita e terribile molto lontana dall’allora narrativa ufficiale. Dalle sue righe affiorava una non velata critica al governo che avrebbe dato poca importanza alla pandemia, che aveva avvisato i suoi cittadini con molto ritardo... Cercava la verità Zhag e aveva raccontato che la tragedia del suo paese era quella di aver subito una reazione di minaccia e di intimidazione da parte dei suoi governanti. Una ricerca del vero che le è costata la devastazione. È arrivata in aula in sedia a rotelle, pallida, sconvolta e il suo avvocato si è appellato al Consiglio ONU per i diritti umani. 
Da domani nessuno parlerà più di lei.

Brandelli di righe per dire che Theran e i suoi aguzzini I'hanno attaccato a una corda, cioè impiccato, il giornalista dissidente Ruhollah Zam. Il suo blog Amad News era seguito da oltre 1,4 milioni di persone. Perché? Perché circa tre anni fa il portale aveva dato voce alle numerose proteste e manifestazioni esplose contro il carovita a Mashad... Zam dettava ore, luoghi e tempi di ogni manifestazione, diventata un urlo di denuncia contro il regime infrangibile e feroce degli ayatollah. Per questo peccato, a quanto pare mortale, il nostro collega è stato giustiziato dal boia. Prima di ciò è stato, naturalmente,  torturato e obbligato ad apparire alla televisione nazionale confessando il suo pentimento per aver tramato contro i signori di Theran. La cattura di Zam è ancora nebbiosa. Dopo essersi nascosto a Parigi e aver continuato a pubblicare notizie e scandali nel suo paese, Ruhollah viene arrestato in Iraq dove lo attendeva, pare, una trappola...

E ancora e ancora... a poche settimane da questo orrendo crimine, assistiamo alla lunga, e di certo ingiusta odissea di Patrik Zaky, attivista e ricercatore dell’università di Bologna arrestato  il 7 febbraio scorso e ancora oggi blindato in una cella egiziana. La sua colpa? Quella di aver diffuso false informazioni, ma soprattutto di aver promosso proteste e manifestazioni non autorizzate. 
Stessa accusa. Stesso copione. 
Usati, come fotocopie di killer consumati, dai preti barbuti iraniani come dal presidente egiziano Al Sisi che, non contento di aver fatto torturare e ammazzare Giulio Reggeni, continua a violare il diritto di difesa di ogni cittadino. La ragione è semplice. Al Sisi sa che i governi europei, democratici e garantisti, non compiranno mai vere e definitive azioni di ribellione nei suoi confronti. Al proposito ricordo che i giudici di Roma hanno appena dimostrato la colpevolezza (due testimoni lo hanno provato) dei militari egiziani nell’assassinio di Giulio, ma l’Italia non ha ancora fatto ciò che un governo ferito a morte doveva fare: ritirare l’ambasciatore italiano dal Cairo. 
La spiegazione di tale comportamento non verrà mai svelata. 
E se accadrà saranno ancora una volta poche righe.


Stella Pende